Visualizzazione post con etichetta Recensioni Film. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Recensioni Film. Mostra tutti i post

giovedì 19 febbraio 2015

Whiplash - il concetto di No Pain No Gain al suo massimo splendore

Se c'è un motivo per cui un film come Whiplash si fa amare è che appena hai finito di vederlo non vedi l'ora di sederti alla batteria, prendere le bacchette in mano e sbatterle sui cazzo di tamburi fino a che non ti sanguinano le mani.

O, se ti piace il calcio, correre al campetto vicino casa ad esercitarti nelle punizioni fino a che non ti si stacca la gamba buona.
O, se ti piace disegnare, far correre la matita fino a che i polpastrelli fumano e non distingui più il foglio.
O quello che ti pare.
Qualsiasi sia il tuo hobby, la tua passione, la tua personalissima modalità d'espressione in questo porco mondo.
Whiplash è uno di quei film che hanno la rara capacità di entusiasmare lo spettatore, di gasarlo abbestia e infondergli una sferzata di energia.
Whiplash è come una lunga, corroborante tirata di coca che dura centocinque minuti.



Ci viene presentato un ragazzo con una passione: la batteria. Si chiama Andrew Neiman (interpretato da Miles Teller) ed è un 19enne solitario, rancoroso e arrogante. Vuole diventare un grande batterista jazz. Uno dei migliori. Per riuscirci, si esercita come un pazzo furioso. Stiamo parlando (letteralmente) di litri di sudore e sangue che sgorga fra le dita.

Andrew Neiman entra sotto l'ala protettrice del più classico dei classici maestri burberi che possiedono la divina capacità di aiutare gli allievi promettenti a sbocciare e realizzarsi.

Il maestro si chiama Terence Fletcher, è interpretato da un terrificante J.K. Simmons, e quando alza un sopracciglio per farti capire che stai sbagliando è tempo di abbassare la testa e cercare un rifugio sicuro. Terence Fletcher è il maestro che se non fai le cose come vuole lui ti concede due possibilità: ingoiare merda e riprovare o aprire la porta e andartene per sempre. Non c'è una via di mezzo con Fletcher, non ci sono pacche sulle spalle e sorrisi complici. Fletcher vuole che tu dia il meglio e se per riuscirci deve torturarti, lo farà.



Ecco cosa ci racconta Whiplash: la storia di un ragazzo ambizioso ed egoista che incontra un insegnante capace e inflessibile.
Non fatevi ingannare: non è la classica favola hollywoodiana in cui il protagonista ha un sacco di talento nascosto e riesce a tirarlo fuori grazie ai consigli del vecchio severo dal cuore d'oro.
Whiplash ci dice che il talento non è nulla senza la pratica.
Vuoi davvero eccellere?
Esercitarsi fino allo stremo non è consigliato, è obbligatorio.
Vale la pena sacrificare tutto per realizzare un sogno?
Whiplash ci dice che la risposta è sì. Sì, anche i rapporti umani, anche la salute, anche quel briciolo di umana decenza che ti rimane. Se non sei disposto a dare tutto per il tuo sogno, allora semplicemente non te ne frega un cazzo del tuo sogno.

La cosa bella di questo film è l'assenza di falso buonismo. Niente messaggi edificanti. Nessuna morale alla fine.
Quello che il regista Damien Chazelle vuole dirci è semplicissimo: vuoi diventare bravo in qualcosa? Allora devi provarci.
Ma provarci sul serio, mica fare un mezzo tentativo giusto per metterti la coscienza in pace. Devi farti un culo tanto, spaccarti la schiena, perderci il sonno. Se a questa cosa ci tieni davvero non c'è formula magica che tenga, la soluzione è sempre stata una sola: fai quello che ti piace e fallo senza mai fermarti.

Gli eroi di questo film sono persone normali. Con i loro bendetti difetti. Sono egoisti, insensibili, pieni di superbia e frustrazione. Sono esattamente come noi e come ogni altro essere umano sulla faccia della terra. E, per questo, sono tutto il contrario di quegli implausibili protagonisti che Hollywood ci ha abituati a conoscere.



Sul piccolo schermo, Breaking Bad ha dimostrato che ci si può identificare anche con un protagonista spietato e arrogante. Passando ai videogame, con The Last of Us si è visto che l'eroe può tranquillamente essere cinico ed egoista. Ma questi sono due capolavori che non hanno nulla a che fare con Hollywood. Le stelle dei film che conosciamo sono adorabili, col cuore puro e le migliori intenzioni. E se pure hanno qualche difetto, alla fine si ravvedono sempre.

Adesso non vorrei fare quello che spara giudizi spocchiosi con la pretesa di possedere la verità assoluta, ma secondo la mia modesta opinione la macchina cinematografica hollywoodiana è una fottuta trappola di ipocrisia sempre attenta a non turbare lo spettatore pagante per paura che fugga via con i soldi ancora nel portafogli. Whiplash è uno schiaffo in faccia a questo modo di fare cinema. Uno schiaffo che si merita i miei migliori auguri.

Non è la storia strappalacrime di un nero tenuto schiavo per 12 anni che trova la libertà grazie al buoncuore dell'uomo bianco di turno, non si tratta della struggente biografia di un geniale matematico omosessuale che aiuta gli inglesi a decifrare i codici nazisti. E di sicuro non è la storia di un ritardato mentale che pensa alla vita come a una scatola di cioccolatini e corre veloce come il vento.

L'aspirazione più alta dei protagonisti di questo film è primeggiare.
Vogliono distinguersi dalla volgar plebe, perché si credono meglio degli altri. Sì, esattamente quello che ognuno di noi pensa ma che non dice.

La via che questi campioni di umiltà hanno intrapreso per riuscire nel loro obiettivo passa attraverso la musica jazz, ma avrebbe potuto benissimo essere il ballo, il canto, il basket, la pittura, i videogiochi, o la corsa coi sacchi. Non è importante. Whiplash racconta una storia universale che tutti noi conosciamo bene, non importa quale sia l'argomento trattato. La storia è vecchia, scomoda e impossibile da abbellire: il successo si ottiene attraverso il sacrificio. Suona male, ma è così.

Non c'è posto per i ballerini fighetti di Step Up che vincono milioni di dollari in tornei farlocchi dopo aver sprecato settimane indossando cappellini colorati e vivendo turbolente storie d'amore.



Questo film è un gioiello. Vi terrà col fiato sospeso, sul bordo della sedia, col cuore che batte a ritmo di tamburo e una tensione insostenibile che vi cresce nel petto.

Se potete, fatevi un favore e guardatelo in lingua originale. Per quanto bene possa essere doppiato, non c'è emozione più grande che sentire J.K Simmons mentre sbraita It's not my fucking tempo! in faccia al suo stremato allievo. Su, coraggio, esistono i sub ita e comunque siamo nel ventesimo secolo, sarebbe anche ora che iniziaste ad accettare il fatto che ascoltare un po' di inglese non vi farà venire qualche strana malattia.

Per chi ancora non fosse convinto, ecco qualche dato tecnico per i freddi amanti dei numeri: Whiplash, tra le altre, ha ricevuto una candidatura agli Oscar come miglior film.
Ed è stato girato in soli 19 giorni, con un budget di 3 milioni di dollari (che a Hollywood sono spiccioli), da un regista nato nel 1985 che è solo al suo secondo lungometraggio.
Ed è un fottuto capolavoro.


venerdì 28 novembre 2014

Vorrei una commedia romantica in cui alla fine lei esplode in mille pezzi e lui viene rapito dagli alieni

Ieri sera ho visto Don Jon. Se non lo conoscete, è una commedia romantica con Joseph Gordon-Levitt e Scarlett Johansson. Levitt l'ha scritta e diretta. La mia recensione: una stronzata.

Joseph e Scarlett ringraziano per la recensione

L'intento di Don Jon è chiaro: basta con le commedie sentimentali in cui
1. Si innamorano
2. Si lasciano
3. Tornano insieme grazie alla forza dell'amore

E' ORA DI FINIRLA! Bisogna rivoluzionare le cose.
Don Jon vuole parlare di sesso, di video porno e del rapporto tra le due cose.
Vuole farci vedere il lato più oscuro e meno romantico di una relazione.
Don Jon vuole essere una commedia fresca e innovativa.

Ecco perché alla fine del film -sorpresa!- il protagonista trova la donna giusta e la sua incasinatissima vita torna a posto grazie alla forza dell'amore.

LA FORZA DELL'AMORE RISOLVE TUTTO. LA FORZA DELL'AMORE CURA L'EBOLA. LA FORZA DELL'AMORE TI FA SMETTERE CON L'EROINA. LA FORZA DELL'AMORE CE L'HA DI 30 CM E GUIDA UNA FERRARI.

Grazie Hollywood, grazie donne che finanziate con i vostri soldi questa duratura illusione, grazie Jane Austen per aver riversato sulla carta i tuoi rigurgiti sentimentali di zitella non sposata (true story).

Se c'è UNA sola cosa che le commedie sentimentali ci hanno regalato di buono negli anni è la possibilità di vedere belle fighe in scene più o meno piccanti per una quindicina di secondi a film.

Sono Natalie Portman in reggiseno e sto dando un senso a questo film

Il che, lo ammetterete, non è proprio un affare. Soprattutto se negli altri novanta minuti devo sciropparmi Ashton Kutcher che parla di quanto ama la ragazza con i suoi amici trentenni che si comportano come un gruppo di ritardati mentali.

Un infelice Ashton Kutcher con gli occhi lucidi e lo sguardo fisso si rivolge ai suoi amici seduti attorno a lui.

<<Ragazzi, io la amo follemente. Che devo fare?>>

Gli amici si guardano perplessi, dopodiché iniziano a urlarsi uno sopra l'altro nel tentativo di rispondere.

<<Scopatela nel culo!>>
<<Falla ubriacare e scopatela nel culo!>>
<<Qualcuno mi passa una birra?>>
<<Fai come faccio io con le pollastre: offrile una rosa rossa e scopatela nel culo.>>

Ashton alza gli occhi dal tappeto e rivolge uno sguardo commosso ed esaltato ai suoi amici, che stanno sogghignando o sono impegnati a fare smorfie.

<<Grazie ragazzi, avete ragione! Seguirò il vostro consiglio e finirò per farmi mollare cosicché nel finale lei possa perdonarmi e lasciare sull'altare il noioso-ma-bravo-ragazzo di turno per tornare con me.>>

<<E poi scopatela nel culo!>> urla allegramente l'amico-spalla-comica principale. Poi si volta verso la macchina da presa <<Ehi, Hollywood, dov'è il mio assegno?>>

"Ora capisci perché devo scoparti in culo?"


martedì 1 luglio 2014

7 psicopatici: finalmente stiamo superando Tarantino

Ho una buona notizia e una cattiva. Quella cattiva è che Tarantino è morto. Quella buona è che c'è altro da guardare.

7 psicopatici è il primo film che mi ha ricordato Pulp Fiction e che al tempo stesso mi ha fatto pensare "Questo è un passo avanti".


Come fare un passo avanti



Non è una scopiazzatura, è un film solido che si regge sulle proprie gambe e possiede diversi punti di forza.

1. Una sceneggiatura divertente che procede spedita, a ritmi sostenuti (frasi epiche una dopo l'altra senza mai fermarsi a prendere respiro)

2. Personaggi a cui ti affezioni - e qui un grazie agli attori coinvolti ci sta, tutti convinti e convincenti, Christopher Walken su tutti, la scena in cui intima a Colin Farrell di non dire una sola parola a quei dannati motherfuckers ti fa venire voglia di lasciare tutto e andare a Hollywood a recitare. Film da guardare con i sub ita, a proposito.

3. Quel sapore metacinematografico che aveva reso grande Tarantino all'epoca. Questo film è un film su di un film, sa di essere un film e parla di un film. Film nel film, film che parla di un film, insomma, quelle cazzate che il vostro prof di cinema adora spiegarvi per filo e per segno in questo caso non annoiano.

Basterebbero queste cose a farne un ottimo prodotto, coi tempi che corrono.

E poi c'è lui

In questi giorni in cui ogni stronzo con una videocamera e un programma per montare i video sul Mac crede di poter sfornare un capolavoro, 7 psicopatici si stacca dal mucchio e si dimostra un prodotto valido, creato a tavolino e curato nei dettagli.
Il problema sono i critici che credono alla stronzata del "per fare buoni film bastano le buone idee". No, ragazzi. Le buone idee bisogna saperle mettere in pratica, sviscerarle, sfruttarle e saperle esporre al meglio: altrimenti diventano buone idee sprecate.

Ma torniamo un secondo a Pulp Fiction.
E' stato un punto di svolta, una pietra miliare che ha influenzato il modo di fare cinema di tanti, troppi registi.
Tutti noi l'abbiamo visto e per tutti noi è il Quarto Potere della nostra generazione. Film del genere escono una volta sola, per una combinazione di culo e bravura. Potete dire quello che volete su Tarantino ma mettiamoci d'accordo sul fatto che il suo film migliore è questo e che per quanto ci provi non riuscirà mai a ripetere un colpaccio del genere.

Il rischio con 7 psicopatici era quello di ottenere una brutta copia come ce ne sono tante del capolavoro di Quentin.

Poteva uscir fuori un banale prodotto con tante pretese e poco riscontro. Un film adatto a un pubblico di adolescenti smaliziati che l'avrebbero definito "carino" e ne avrebbero parlato agli amici, prima di lasciarlo cadere nel dimenticatoio. Il che è esattamente quello che è successo: questo film non se l'è cagato nessuno, e i pochi che l'hanno visto lo avranno scoperto perché già conoscevano il regista grazie al precedente In Bruges, altra perla da recuperare - un thriller tutto parlato, che ricorda Le Iene - .

Come ho già accennato l'influenza di Tarantino c'è, ma non tanto a livello di "questa roba la faceva Quentin venti anni fa", è più una sensazione del tipo "Quentin lo faceva già, e qualcuno ha imparato e rielaborato".

Quel qualcuno è il regista Martin McDonagh: si è visto un sacco di film, sa cosa funziona e cosa no, mischia tante cose insieme e alla fine dei giochi fa quel cazzo che gli pare e tu ti ritrovi a guardare qualcosa di innovativo che al tempo stesso odora di classico, qualcosa che ti colpisce allo stomaco eppure sa di poetico, pochi attori e location scarne che assurdamente suggeriscono grandezza.

Spendiamo una parola sugli attori: il già citato Walken che ruba la scena a tutti, Colin Farrell che cazzeggia con i grandi e se la cava molto bene, Woody Harrelson che fa il suo sporco lavoro, Sam Rockwell che non sbaglia mai un colpo e dimostra che è proprio vero che non sbaglia mai un colpo. Bonus Track: Tom Waits.

Presenza femminile? Pari a zero, e per un buon motivo: le donne di questa pellicola sono inutili, lagnose e negative, e gli stessi protagonisti a un certo punto del film se ne rendono conto e lo esprimono a voce alta. Robaccia meta, capite? Quella che piace tanto a noi ingordi divoratori di trivia.

Le donne sono cosa..?
Altre cose sfiziose, in ordine sparso: a un certo punto si sfottono i film francesi in cui tutti parlano e nessuno combina niente, e si raccontano storie che non c'entrano nulla con la storia principale, o forse sì. C'è gente che si fa di peyote e spara cazzate attorno al fuoco, e tanti saluti alle canne di Easy Rider. C'è anche un twist finale, o forse più di uno. Un sacco di roba, signori, un gran sacco di roba da gustare.

Io non c'entro nulla, puoi credermi

7 psicopatici è un film che ne ricorda tanti altri.
L'adolescente smaliziato di cui parlavo prima, quello che scava su Internet e ne sa a pacchi, potrebbe metterlo nel mucchio con robetta come Slevin (tanto stile e niente arrosto), o fare paragoni con Sin City (personaggi stereotipati in bianco e nero, un fumetto che rendeva meglio come fumetto), o Smokin' Aces, o RocknRolla.
Peccato che ognuno di questi finirebbe puntualmente per perdere il confronto sotto ogni aspetto. Provare per credere.

Va beh, ci abbiamo provato

Non sto qui a dire che questo film è il nuovo Pulp FictionSto qui a dire che questo è la sua continuazione ideale, è il primo passo avanti dopo quel film che segnò un'epoca: ed era pure ora, dopo venti fottuti anni.

7 psicopatici è una chicca, che a prima vista può sembrare una cosetta indie da snob ma che sotto sotto possiede un'anima che vuole solo cazzeggiare e divertire.


domenica 1 dicembre 2013

RIP Paul Walker

Sarebbe troppo facile fare dell'ironia di cattivo gusto sulla tragica morte di Paul Walker. Ma d'altronde qui non siamo di certo in un circolo per gentiluomini.


mercoledì 20 novembre 2013

La mafia uccide solo d'estate, ovvero perché Pif ce lo butta al culo



Il Testimone Pif approda al cinema. Dopo aver passato gli ultimi cinque anni a condurre un programma su MTV che tra le altre cose ha illuminato i più gggiovani su chi sia veramente Fabri Fibra e su cosa significhi essere un transessuale al giorno d'oggi -e la risposta è no, non si tratta della stessa puntata- ora Pif ha deciso di passare al cinema, e quale modo migliore per iniziare se non quello di cimentarsi con un tema come quello della mafia?


Sì, perché Pif è palermitano, e si sa che qualsiasi essere umano da Roma in giù è autorizzato a discutere della mafia e venire preso sul serio a prescindere se quello che dice è roba seria o cazzate qualunquiste.

Il suo film si intitola La mafia uccide solo d'estate, titolo divertente e poetico al tempo stesso che esprime con immediatezza il sapore generale che permea la visione artistica di Pif in merito a tale progetto, o almeno così ha detto il mio barbiere mentre mi tagliava i capelli.

Infatti Repubblica già ci informa che il film è un misto di tragedia e commedia:

"Della mafia si può ridere, anzi, si deve ridere".

Pif e qualunque altro giornalista leccaculo non fanno che ripetere questo concetto per promuovere al meglio il film, e io personalmente sono sicuro che questa sia la strategia giusta: infatti è da una vita che noi italiani non facciamo altro che assistere come spettatori paganti ridendo come sciocchi mentre guardiamo la mafia che fa il cazzo che le pare. E' una formula collaudata, il successo del film è assicurato.

L'illustre critico televisivo Aldo Grasso scrive di Pif: "Il suo è un giornalismo d'inchiesta innovativo che ha molta presa sul pubblico più giovane: quella di Pif si potrebbe definire un'antropologia light."


Dimenticatevi per un istante di Aldo Grasso e di quella viscida patina di indulgenza e buonismo che spande a piene mani nelle sue illustre recensioni di stocazzo e soffermatevi sui punti salienti della frase qui sopra: Pif fa un giornalismo innovativo che piace ai giovani perché è light. La chiave di tutto è proprio la parola light, perché l'unico modo di trattare un argomento in modo fresco e originale e di farlo piacere ai giovani è farlo alla cazzo di cane in modo light. Se no quelli là mica lo capiscono!

Mi sembra cristallino. I giovani di oggi sono un gruppo di idioti disillusi dalla società e inclini al pressapochismo, cultori della mediocrità e lontani dai valori di una volta; per cui ecco il modo giusto per far presa su di loro e insegnargli qualcosa a 'sti figli di buonadonna che non hanno mai combattuto una guerra o visto una bomba in stazione alla tv: farlo light.

Perché i nostri cervelli sono stati traviati in età prescolare dalla frocesca dolcezza di Bim Bum Bam e quindi non siamo stati in grado di sviluppare una mentalità aperta e critica! Dateci tutto quello che potete di light, per favore! Solo così la mia debole mente ancora imbevuta della sigla di Lady Oscar potrà maturare e conoscere il fantastico mondo di argomenti per adulti che voi riconosciuti intellettuali italiani sapete esplorare meglio di me.

I miei occhi sono ancora troppo deboli per aprirsi e rischiare di contemplare la cruda realtà che mi circonda senza che mi venga un embolo fulminate.

Oh luminari italiani, oh dei del tubo catodico, spargete sul mio viso avido di maturo paternalismo il caldo seme della conoscenza che sgorga copioso dai vostri saggi membri di acculturati, vi prego.

Ma non  fatemi troppo male quando lo fate. Voglio che sia tutto light, eh, che se no stanotte c'ho gli incubi.


mercoledì 6 novembre 2013

Il 21 Novembre il cinema italiano risorgerà


Il 21 Novembre uscirà al cinema il primo film di Paolo Ruffini.
PAOLO RUFFINI.
Si intitola Fuga di cervelli, e dalle prime anticipazioni si può intuire che la storia è quanto di più originale sulla scena cinematografica attuale: uno sfigato si innamora di una figa che non lo caga, allora andrà in l'Inghilterra per cercare di conquistarla in compagnia dei suoi amici bizzarri.
GENIO. ARTISTA. VISIONARIO. INNOVAZIONE, ARIA FRESCA, SVECCHIAMENTO.
Il futuro del cinema italiano in posa per i posteri.

Ovviamente non stiamo parlando di una squallida operazione commerciale ispirata ai famigerati cinepanettoni. Come lo stesso Ruffini ci spiega, la comicità che pervade il film è molto più americana e spazia da South Park ai Goonies, da Una Notte da leoni ai fratelli Marx. "E' un American Pie all'italiana", afferma il regista.

AMERICAN PIE ALL'ITALIANA.

Bisognerebbe fare un attimo mente locale e ricordare che American Pie è uscito 14 anni fa. Come al solito in Italia abbiamo bisogno di un genio di alto livello per assorbire e metabolizzare ciò che di più buono ci offre la cultura americana, con un tempismo che ha dell'incredibile. Mi aspetto al più presto il nuovo Rain Man all'italiana, con Claudio Bisio e Alessandro Siani nelle parti che furono di Cruise e Hoffman. Sarà bello cercare di indovinare chi dei due interpreta il ritardato.



La cosa bella è che i giornali che ne parlano considerano questa "coraggiosa" affermazione di Ruffini come un punto a favore per il film ignorando il fatto che, a riguardarselo oggi, ci si mette meno di dieci minuti a rendersi conto che American Pie era un film per dementi.

Uno dei punti che probabilmente renderà felici chi come me si ostina a tenere un blog di opinioni personali nel 2013 (consapevoli che ci siamo illusi e che l'epoca d'oro dei blog di questo genere è finita circa, mmh, non è mai iniziata) è che nel cast ci saranno numerose web star -o "coglioni famosi su Internet", se volete- che ci allieteranno con la loro simpatia, finalmente su grande schermo! E tutti sappiamo quanto i blogger siano tolleranti gli uni con gli altri e sempre pronti a giudicare sotto una luce positiva il lavoro svolto dai propri colleghi, quindi mi aspetto una valanga di recensioni positive nel prossimo futuro.

Ecco chi comparirà nel film:

Frank Matano, quello con l'accento terrone che fa video stupidi simpatici su Youtube. PERCHE' I COMICI CON L'ACCENTO DEL SUD FANNO ANCORA RIDERE NEL 2013, QUASI COME QUELLI CON L'ACCENTO ROMANO. Voglio ringraziare Zelig che anni fa per primo ha lanciato questa tendenza che ancora oggi mi regala intense soddisfazioni quando odo un napoletano dire minchia e il pubblico che scoppia in applausi scroscianti.

Il duo comico dei Panpers, che scopro solo ora essere presenza fissa di Colorado Café, il che spiega perché non li conoscevo. Che dire? L'esperienza di vita mi insegna che Colorado Café ha un target di pubblico che va dai 3 ai 9 anni, vorrà dire che accompagnerò il mio nipotino al cinema a vedere questa roba.

Willwoosh, quello dei video su Youtube di cui ho già parlato. Nel film interpreta un fattone di nome Lebowski, chiaramente ispirato al celebre personaggio dei fratelli Coen. Quando i fratelli Coen moriranno io prenderò un aereo che mi porterà in America e una volta trovato il luogo dove saranno sepolti mi ci piazzerò sopra e dal mio iPhone di ultima generazione farò partire il trailer di Fuga di cervelli, poi rimarrò in attesa che i loro corpi putrescenti inizino ad agitarsi nella tomba. Forse ora vi state chiedendo: a cosa è servita questa articolata e ridicola presa di posizione? Niente, è che quando il nome di Willwoosh si infila nel mio campo visivo mi assale una tale amarezza che mi fa sragionare e davvero non so neanche come esprimerla.

Ci vediamo più avanti per la recensione. Intanto favorisco il trailer, tenete presente che la parte più divertente è al minuto 4:17.




giovedì 30 maggio 2013

Arrow, Il Trono di Spade, Fast and Furious 6, Una notte da leoni 3, Angelina Jolie e le bocce disperse

Arrow

Un tizio miliardario e fortissimo decide di combattere il crimine per vendicare la morte di suo padre. BATMAAAN! BATMAAAN! CORRE, CORRE, E’ BATMAN BATMAN, GIRA PER LA CITTA’ PER DIFENDERE LA LIBERTAAA’!!!
Ah no, questo ai cattivi tira le frecce e poi ha un altro nome.

Nel tempo libero ha una storia d’amore tormentata con una tizia che lo odia per buoni motivi ma che sotto sotto lo ama per stupidi motivi. CHISSA' COME FINIRA'.

C’è poco da dire, i creatori di questa serie si sono seduti a un tavolo con le facce tutte serie, si sono guardati fissi fissi negli occhi con sguardo truce e convinto e dopo essersi rimboccati le maniche hanno deciso di fumarsi una canna e scrivere una manciata di stereotipi in mezz’ora e passare il resto della giornata a fantasticare su quanti soldi avrebbero ricevuto dai produttori.

E’ proprio per questo che la serie ha avuto successo ed è stata rinnovata per una seconda stagione, perché un sacco di gente guarda la merda.

Il Trono di Spade

Cavalieri, regine, briganti, zombie, draghi, intrighi, sesso e tette. Toglieteci la noia del Signore degli anelli e rimpiazzatela con la violenza e i dialoghi di Tarantino (l’ho detta grossa). Ecco che ne esce fuori il Trono di Spade.

Questa serie era una bomba sotto tutti gli aspetti fin dall’inizio, soprattutto se affrontata con una minima preparazione stupefacente di base. Ore di discorsi arzigogolati su come quel re potesse fottere quell’altro re uccidendogli la cugina di terzo grado che avevano mostrato nuda nella scena precedente mentre faceva l’amore con il figlio del lord che aveva combattuto contro otto cavalieri sette anni prima per difendere l’onore della sorella della regina.

Roba del genere sembra noiosa sulla carta ma funziona in questa serie, che prende il tipico fantasy-fan, gli tira quattro schiaffi in faccia e gli urla contro SVEGLIATI STRONZO FRODO ERA UNA MAMMOLETTA, e se il fantasy-fan ancora non capisce gli mostra Emilia Clarke nuda così il fantasy-fan inizia ad annuire e corre a scaricarsi le puntate.

Gandalf fatti una sega.


Fast and Furious 6

Ogni anno alla Universal i dirigenti si ritrovano in una stanza illuminata dal sole e dal denaro e si mettono a discutere del nuovo capitolo di Fast and Furious. La discussione si svolge uguale ogni anno e fa più o meno così:

<<Che ci buttiamo questa volta? Dobbiamo dare di più, di più>>

<<Io dico più macchine americane tamarre!>>

<<Io dico di metterci Gal Gadot che fa i sorrisini sexy e ha pure delle gambe chilometriche!>>

<<Mettiamoci un cattivo più cattivo di quello dell’anno scorso, uno che proprio è ricco sfondato ma è talmente cattivo che preferisce passare il tempo a rischiare la vita per rubare e uccidere invece di spendere i suoi soldi su un’isola caraibica in compagnia di quattro fighe!>>

<<Più attori tosti e simpatici che fanno a pugni contro altri attori tosti e simpatici!>>

<<Più esplosioni  gigantesche in cui muoiono solo i cattivi o al massimo qualche poliziotto fuori campo!>>

<<Più corse adrenaliniche che sfidano le leggi della fisica!>>

<<Ragazzi, ragazzi.. sono tutte idee magnifiche, ma ci vorranno un pacco di soldi per metterle in pratica.>>

<<Ok, ma ne guadagneremo il triplo.>>

<<Bene è deciso, date la pecunia a qualcuno con una telecamera e andiamo in pausa pranzo che ho un certo languorino.>>



Get Lucky

Il nuovo singolo dei Daft Punk sta spopolando ovunque, e ha aperto alla grande la strada al loro nuovo album, che non ho ascoltato e mai ascolterò, perché se il singolo di lancio consiste in una base dance tutta uguale con un negro che ci canta sopra allora no grazie sono a posto così. Seriamente, questa è una canzone che ti aspetti di trovare a volume basso in uno di quei bar da cocktail a otto euro con l’arredamento in finto metallo e le luci soffuse tendenti al blu. Vaffanculo.

Una notte da leoni 3

Vederlo in streaming con la qualità delle immagini che suggerisce come sarà ritrovarsi la cataratta a sessant’anni non è una giustificazione sufficiente per il grado di squallore a cui sono arrivati. Se il primo era godibile, quasi un piccolo cult, questo è senza ombra di dubbio l’American Pie: il matrimonio della serie.

Non c’è nulla, nulla di ciò che aveva fatto la fortuna e costituiva i meriti del primo film e in misura minore del secondo. Se c’è una cosa che a Hollywood non capiscono è che successo e soldi non ti autorizzano a prendere una cosa bella e torturarla per spremerne ogni singola goccia di linfa vitale. O forse lo capiscono bene, e il problema siamo sempre noi che guardiamo la merda e paghiamo per farlo.
Successo assicurato in Italia, comunque, perché ehi zio nel trailer all’inizio c’è il panzone buffo con la barba che canta con la voce da angelo e quella scena fa troppo ridere zio.

Le tette di Angelina Jolie


Salutiamole con questo doveroso tributo.



lunedì 17 dicembre 2012

Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato

Ci sono nani che ruttano e sfoggiano atteggiamenti omosessuali, maghi fatti di funghetti allucinogeni che per calmare i nervi fumano erba pipa (ah! sagace), Gollum che si esibisce in una maestosa scena destinata a diventare il seguito di quella ridoppiata in cui cagava, Cate Blanchett che quando fa lo sguardo penetrante in 3d sembra suggerirti che sarà pure una raffinata elfa dall'algida bellezza ma può spompinarti con una ferocia animalesca che neanche un'unta battona raccattata in tangenziale può offrire.
La solita roba insomma.




venerdì 2 marzo 2012

A Serbian Film



Forse ne avete sentito parlare e forse no. "Ehi, l'hai visto quello di Cicciolina che si fa montare dal cavallo?", "Sì sì, e tu l'hai visto Cannibal Holocaust, il filmpiùbrutaledellastoria che anche Tarantino l'ha guardato e c'è rimasto sotto?", "Sì sì, e tu l'hai visto quello del politico americano che si spara alla testa in diretta?", "Sì sì, e l'hai visto il film serbo dove trombano anche i morti?" "Ora me lo guardo."


A Serbian Film è un film del 2009 che ha fatto scalpore per le eccessive scene di violenza. Il film, per capirsi, è sul genere di Hostel: l’intera storia è una cagata colossale che serve a giustificare i momenti in cui inizia a schizzare il sangue.
In breve, c’è un ex attore del cinema hard, Milos, che decide di tornare sulle scene e partecipare a un ultimo film porno per incassare un po’ di grana. Scoprirà purtroppo che il regista è un sadico pazzo, che lo obbligherà a fare cose orribili e inaudite contro la sua volontà, esattamente quello che fa la vostra ragazza tutti i giorni. Alla fine arriverà persino a fargli scopare nel culo il figlioletto, a sua insaputa. Ops, era uno spoiler.

Cosa distingue A Serbian Film dalle centinaia d’altre pellicole in stile snuff movie che infestano l’universo del cinema horror?
La risposta è semplice: un tizio ciccione che si scopa un neonato appena partorito.
Questa è la classica scena per cui miriadi di ragazzini fumati se lo scaricheranno per guardarselo alla sera con gli amici. Poi, certo, c’è dell’altro. Se cercate cazzi, tette, sangue, pompini, fighe, masturbazione e gente che muore in malo modo, beh, avete scelto il film giusto.

Se però cercate un film che vi consenta di assistere a tutta questa accozzaglia di stronzate splatter senza rischiare di addormentarvi ogni tre minuti, beh, non ci siamo.
E’ evidente che un film come questo è stato pensato per quella gente che rallenta per guardare gli incidenti stradali. Non c’è niente di male, siamo in tanti, nessuno può biasimarci. Il punto è che un incidente stradale te lo guardi per dieci secondi, poi acceleri e passi oltre. Questa merda di film invece dura un’ora e tre quarti e la storia, la recitazione e la sceneggiatura lo rendono di una pesantezza immane.

“Un piccolo numero di monaci mette, durante l'estate, sette caproni adulti in una stalla. Li lasciano lì per un mese, finché le palle non gli diventano grosse come meloni. Quando sono troppo eccitati iniziano a scoparsi l'uno con l'altro. I monaci raccolgono il loro sperma sanguinolento seccato dalle loro palle e lo mescolano con il latte; questo rende la pasta del pane migliore. Tu sei un caprone, Milos, io sono il tuo monaco”

Ecco perché ritengo che la sceneggiatura di questo film non sia esattamente da premio Oscar. Il film è costellato di puttanate di questo tipo, che vorrebbero sembrare profonde e lugubri e crude e invece sembrano barzellette con un finale di merda raccontate da un vecchio maniaco sessuale. “Ehi figliolo, la sai quella dei sette caproni nella stalla? Avvicinati figliolo, mettiti più vicino, ora te la racconto…”, insomma, no grazie, ci avete provato, ma no, grazie.

Un altro superbo esempio di come lo sceneggiatore (nonché regista) abbia pisciato fuori dal vaso è visibile nella scena in cui Milos e sua moglie sono a letto, in un momento di intimità, mentre guardano un vecchio film porno di lui, e i due si lanciano in uno straziante discorsetto su ciò che ha spinto Milos a sposare lei e ad abbandonare il cinema porno.

“Oh Milos, guarda quante belle sventole ti chiavavi, perchè hai scelto me?”
“Baby, perché io ti amo, mi sembra chiaro, loro erano solo delle scopate”
“Oh Milos, ti amo anch’io!  Ma questo significa che non vuoi scoparmi?”
“Certo che lo voglio, puttana”, e i due iniziano a darsi da fare.

Capite bene che una scena del genere non funziona, pecca di realismo in modo ingenuo. Dovrebbe darmi la sensazione di intimità e di amore che c’è tra i due, e invece sembra una pagliacciata messa lì alla cazzo per spiegare qualcosa di cui non si sentiva il bisogno.
Cioè, bella mia, se hai intenzione di sposare Rocco Siffredi credo che questo discorsetto dubbioso sulle sue scelte di vita glielo fai un po’ prima di salire all’altare, di certo non anni dopo il matrimonio e col figlio che dorme nell’altra stanza.

Potrei continuare così per un bel pezzo.
Il film in sé è riccamente costellato di scene brutali, su questo non ci piove, e se la vista di un cazzo di trenta centimetri che perfora l’occhio di un uomo per andare a ledere il cervello è quello che avete sempre cercato nella vita allora complimenti ragazzi, avete trovato il tesoro sepolto.


Se invece cercate un buon film horror che valga la pena di essere visto lasciate perdere. Non so voi, ma io quando mi accorgo che dopo mezz’ora di film l’unico motivo che mi viene in mente per continuare a guardarlo è scoprire quale altre puttanate perverse si inventeranno per tirare avanti la carretta, beh, mi rendo conto che ho fatto una brutta scelta e inizio ad agitarmi e a digrignare i denti. Ed è la stessa identica cosa che mi succede quando vedo i Soliti Idioti.

Un’ultima cosa. Se vi siete incuriositi, può essere che andrete a fare qualche ricerca per conto vostro su Internet.
Può essere, e dico può essere, che vi capiti di leggere qualche articolo o qualche intervista in cui si dice che il regista con questo film ha voluto ritrarre con mano impietosa  le angherie che il governo serbo ha inflitto al suo popolo negli anni passati. Da qui il titolo della pellicola.

Il film, praticamente, sarebbe una rappresentazione metaforica della violenza che bla bla bla. Perché il regista è un artista, ovviamente, e il politically correct gli sta nel culo, ovviamente, e voleva fare una roba scioccante per dimostrare che bla bla.
E il bello è che i critici vanno a nozze con queste cazzate, e si lanciano in appassionanti discussioni sul significato segreto di quest’opera.
Ecco, lasciate perdere, sono solo menate pubblicitarie volutamente esagerate. Stendiamo un velo pietoso.

Voglio dire, a proposito di Scusa ma ti voglio sposare Moccia dichiarò che era un film sul fallimento sentimentale dei quarantenni d’oggi, ma questo non significa che in realtà non fosse la storia di una mignotta diciottenne e un attore quarantenne disperato che decidono di sposarsi per guadagnare sei milioni di euro al botteghino e affossare di qualche metro ancora il livello qualitativo del cinema italiano agli occhi del mondo intero. Ma questo è un altro discorso.



De Niro scorreggiagli in faccia.



martedì 4 gennaio 2011

Alice in Wonderland


A me Tim Burton non piace come regista, (sarà perché nei suoi film c’è sempre Johnny Depp che fa le faccette buffe e a me Johnny Depp che fa le faccette buffe mi fa, come si suol dire, schifo al cazzo) ma questo suo ultimo Alice in Wonderland me lo sono goduto per diversi motivi, che vado a elencare:

1. Avevo fumato tre cannoni nelle due ore precedenti

2. L’alternativa era guardare un film con Shia LaBeouf

e io odio Shia LaBeouf per diversi motivi, che vado a elencare:

1. La sua faccia da idiota

2. La sua presenza in Wall Street 2, che secondo me è la vera causa della bruttezza di quel film


ma tornando a Alice in Wonderland, andiamo ad analizzare dettagliatamente la trama.

LA TRAMA.

Svariati anni dopo la sua ultima visita, Alice torna nel Paese delle Meraviglie, beatamente ignara di esserci già stata. Durante il suo viaggio incontra una moltitudine di creature bizzarre e inquietanti: un bruco, un coniglio, Johnny Depp che fa le faccette buffe. Alice entra nelle grazie di Johnny Depp, il quale si rivela essere nientepopodimenoche il Cappellaio Matto. Ora, io mi sono immaginato quando hanno proposto a Tim Burton di girare Alice, e credo che sia andata più o meno così:

<<Ehi Tim, ho un’idea che potrebbe piacerti>>
<<Del tipo?>>
<<Del tipo che so che ti piacciono i film del cazzo assurdi e pieni di personaggi bizzarri che fanno cose strane e inquietanti>>
<<E allora?>>
<<E allora che mi dici di Alice nel Paese delle Meraviglie?>>
<<…>>
<<Tim?>>
<<…>>
<<Ehi, Tim? Ci sei ancora?>>
<<Ci sono>>
<<Tutto bene? Dove cazzo eri sparito?>>
 <<Scusa, mi era caduto il cellulare… Dici sul serio? Non è uno scherzo?>>
<<Mai stato più serio. Qui alla Disney abbiamo pensato che tu eri il regista giusta per un film del cazzo assurdo pieno di personaggi bizzarri che fanno cose…>>
<<Sì, sì, l’hai già detto, ma quindi la devo considerare una cosa ufficiale?>>
<<Certo, certo, diciamo che è una cosa sicura al cento per cento. Ora, parliamo subito degli attori. Tim, qui alla Disney abbiamo pensato che nella parte di Alice ci potremmo mettere una tizia bionda e giovane, che so, Dakota Fanning, o alla meno peggio una come Kristen Stewart, che dici? Poi ci servono le due regine, sai, tipo quella buona e quella cattiva, quindi per la buona magari ci prendiamo un bel pezzo di figa, che so, diciamo Marion Cotillard, hai presente no, quella di Inception, l’hai visto? Io ci metterei quella, che quest’anno va di moda, e per quella cattiva non so, ci mettiamo una brava brava a recitare ma magari che sia bruttina di fuori, tipo Glenn Close insomma, solo che ci costa troppo, magari che ne so ci mettiamo una tipo Susan Sarandon, e poi per il Cappellaio pensavamo tipo a un…>>
<<Johnny Depp>>
<<…o magari uno tipo… Come hai detto scusa?>>
<<Johnny Depp o niente>>
<<…>>
<<…>>
<<Johnny Depp? Ancora?>>
<<Johnny Depp>>
<<Vabbeh…>>


Ma torniamo alla storia. Alice, guidata dal fedele Cappellaio Matto, scopre di essere destinata a salvare il Paese delle Meraviglie dalla tirannia della perfida Regina Rossa. Il finale neanche serve che ve lo racconto perché tanto è un film della Disney e potete trarre da soli le vostre conclusioni. Passiamo ora agli attori.

GLI ATTORI.

Nel ruolo di Alice troviamo una perfetta sconosciuta dal nome impronunciabile (Mia Wasikowska), discretamente graziosa, discretamente capace di recitare, e destinata a rimanere nel più assoluto anonimato.
Voto: 6, per l’impegno.

La Regina Rossa è interpretata dalla moglie di Burton, della quale non ho voglia di cercare il nome su Wikipedia.
Decisamente brava, basti sapere che forse è l’unico personaggio del film che può sembrare credibile, e poi in Fight Club interpretava la parte della tipa scopabilissima che si faceva appunto scopare da Brad Pitt, il che le regala un altro mezzo voto: 8.

La Regina Bianca è interpretata da Anne Hathaway. Sì, lo so, il nome non vi dice proprio un cazzo, ma se vi dico che era la tipa de Il diavolo veste Prada voi cosa mi rispondete? Mi rispondete che lo odiate quel film del cazzo, e avete ragione.
Cosa dire della Hathaway? C’è chi la ama e chi la odia, chi la trova bella e chi la trova brutta, chi la ricorda per le sue doti recitative e chi la ricorda per aver mostrato le tette in una scena di sesso in I segreti di Brokeback Mountain.
Cercate pure su Google, dovreste riuscire a trovarle, erano rotonde e mollicce e ballonzolanti.
Ma al di là di tutte questo, la sua Regina Bianca è un raro esempio di ciò che ogni uomo vuole: una donna vestita da principessa, ricoperta di pizzi e merletti, con enormi labbra e smalto scuro da zoccola sulle unghie, che se ne va in giro a declamare frasi sciocche e dimostra un quoziente intellettivo pari a 3. insomma, una bagascia senza cervello dal fisico notevole che ad ogni inquadratura sembra suggerire le parole “Chissà che effetto fa sentire un cazzo appoggiato su questa parte del mio corpo”.
Dico davvero, in ogni cazzo di scena che ho visto la Hathaway recita talmente bene la parte della gnocca svampita che potrebbe meritarsi un Oscar.
Voto: 7.


Nel ruolo del Cappellaio Matto troviamo Johnny Depp.
Mmmh, vediamo, come descrivervi efficacemente la sua interpretazione?
Ah, ci sono: avete presente quando faceva il capitano Jack Sparrow? Ecco, è uguale, gli hanno solo sostituito il cappello. Ma questo è un discorso che si potrebbe fare per quasi tutti i film con Johnny Depp, i quali, per chi non lo sapesse, vanno divisi in due categorie distinte: quelli in cui Depp fa le faccette buffe e quelli in cui Depp fa le faccette serie.
E non voglio sentire cazzi del tipo “Ma Blow era bellissimo”, “Ma in The Libertine era bravissimo”, “Ma ha recitato in Donnie Brasco! Con Al Pacino!”, no ragazzi, avrebbero potuto mettere un qualsiasi altro attore fantoccio-belloccio al suo posto e non ci sarebbe stata alcuna cazzo di differenza, il punto forte di quei tre bei film (che gli vengono spesso riconosciuti come punti a favore) stava nelle sceneggiature di alto livello, e qualsiasi cagnaccio di attore con un minimo di personalità avrebbe potuto recitare quelle battute e cavarne fuori qualcosa di buono. NO, Johnny Depp non è bravo. NO, non lo è.
Ho detto NO. A cuccia.
Voto: 6, perché almeno non è Shia LaBeouf.



COMMENTO CONCLUSIVO.

Il film in sé non è male, ma solo se vi trovate a casa da soli, è sera, avete bevuto una birretta, vi sentite un po’ romantici, e avvertite una leggera nostalgia della vostra infanzia. O se avete appena fumato un po’ di marocchino buono buono morbido morbido. O se la vostra ragazza vi promette di darvela se lo guarderete assieme a lei. Insomma, non è un film da buttare via, ma solo se avete un buon motivo per guardarlo.



VALUTAZIONE FINALE:


Tette mollicce di Anne Hathaway:                           ★★★★★
Shia LaBeouf:                                             ☆☆☆☆☆
Tim Burton attratto da Johnny Depp:                                        ☆☆☆☆☆ 
“Wasikowska” cognome del cazzo dell’anno:                             ★★★☆☆ 
Tette mollicce di Anne Hathaway n.2:                                      ★★★★★