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giovedì 24 luglio 2014

La recensione di PK: Potere e Potenza - episodio 4 (finale)

Avete presente quando Xadhoom sfondava navette evroniane col proprio corpo trapassandole da parte a parte e facendole esplodere in un'orgia di fuoco?
Beh, adesso lo fa anche Pikappa.




Una delle novità introdotte da Potere e Potenza, l'aspetto che forse si nota di più rispetto alle vecchie serie di PKNA e PK2, è la maggiore potenza di fuoco in gioco: avevo già notato nell'episodio 3 che Pikappa menava di brutto, molto più di quanto non fossimo abituati a vedere.

Ecco, in questo episodio finale possiamo ammirare il vecchio mantello al massimo della sua, appunto, POTENZA.
Davvero, non ce n'è per nessuno: Pikappa spara raggi da tutte le parti, picchia, salta, corre, cade, si rialza, FA ESPLODERE NAVETTE EVRONIANE COME XADHOOM.
Non mi stancherò mai di ripeterlo, è una scena commovente.

XADHOOOM!!! Ops, volevo dire... KRUNG!

Dov'è la fregatura?
Ovviamente, c'era il rischio che trasformando Paperinik in una specie di Evangelion incazzato venisse meno lo spirito fondamentale del personaggio, ovvero il fatto che lui è uno, piccolo e buono mentre i nemici sono tanti, grossi e cattivi.
Se fai diventare onnipotente l'eroe si perde la tensione e calano drasticamente le aspettative: sai già che con due colpi ben assestati spazzerà via tutti i nemici e alla terza vignetta di BRA-WRAAAAK e KRAZAAAX ci si annoia perché l'esito appare scontato dall'inizio.

Il problema si è risolto in modo geniale: se Pikappa sta diventando simile a un dio e ha ricevuto in regalo il dono dell'onnipotenza, qual è il suo punto debole?
Semplice, gli manca il dono dell'ubiquità. Pikappa sarà pure fortissimo, ma rimane UNO (inside joke, haha, PRDQP) e se lo attaccano alle spalle non c'è un suo doppio pronto a salvargli il culo le piume.

In quanto singolo individuo, Paperinik non può farcela da solo contro un'orda apparentemente infinita di evroniani: ne paralizzi bradionicamente uno e ne spuntano altri tre.

Piovono alieni viola

Passiamo a qualcosa di più tecnico. Partiamo con i disegni?
Che ve lo dico a fare, l'intera storia è disegnata e colorata benissimo, anche se -udite udite- in qualche tavola si nota un tratto meno preciso e più "a tirar via" rispetto all'assoluta perfezione vista negli episodi precedenti: molto probabilmente la faccenda del sondaggio e del cambiamento in corso della storia stessa ha complicato non poco la vita a Pastrovicchio, che comunque sempre sia lodato e adesso vado a fustigarmi per averlo appena criticato.

La storia ve la spoilero senza problemi, che tanto Pikappa alla fine non muore (potete riprendere a respirare) e che la Ducklair Tower se ne va in vacanza lo sappiamo tutti: allora, nella prima parte Pikappa è nella torre e deve combattere contro centinaia di migliaia di alieni viola.
Botte da orbi, personaggi che sfornano battute a raffica come se fossimo a uno spettacolo di cabaret e chili di epicità diffusa.

Basti pensare che per questa battaglia il Pikappero si mette in ghingheri e decide di tornare ai fasti di un tempo "indossando" il vecchio costume e tirando fuori dall'armadio l'Extransformer.

E qui io sono rimasto deluso e nello stesso tempo contento.

Deluso perché la nuova tuta era un rombo di tuono che spaccava gli occhiali da sole ai tamarri da miglia di distanza e mai si era visto un Pikappa così SUPEREROE.
Poi gli fanno rimettere il costumino del nonno e giù di pianti malinconici e pacche sulle spalle. Ma va beh, soprassediamo, bisogna pure accontentare i pkers di centoventi anni che si ostinano a non andare all'altro mondo fino a che non vedranno il ritorno di Uno.

Ma, e c'è un ma, si può rimanere pure contenti: ecco il ritorno di un'altra perla dal passato. Rullo di tamburi, ecco a voi lo scudo Extransfomer! Quello old-school, quello col PUGNO CHE SI ALLUNGA.

Avevo ormai perso le speranze, ma quell'unica vignetta -sigh- in cui lo si vede schizzare via e curvare nell'aere fino a schiantarsi con studiata precisione contro la capoccia di un evroniano mi ripaga della sofferenza accumulata negli anni e di tutti i criceti che ho sacrificato su un altare per far tornare Pikappa in edicola.

L'oziosa vita di Paolino Paperino

Poi c'è l'addio alla Ducklair, e si inizia con la seconda parte della storia: dopo il discorsetto motivatore di Eidolon è tempo di tornare a Cape Dominion, per cercare di fermare Grrodon e Morgan Fairfax.
Ad aiutare Paperinik c'è il Razziatore, che quella mattina era sceso dal letto col piede giusto e si era messo in testa di passare per l'ennesima volta dalla parte dei buoni.

Morale della favola?
Pikappa e il gallinaccio mettono fuori gioco la base aliena. Alla fine fanno fuori l'imperatore Grrodon, non prima di avergli comunicato che in tutto il mondo l'esercito dei paperi sta vincendo la guerra contro gli evroniani con l'aiuto del raggio devolutore che ritrasforma gli alieni in spore.

Finita qua?
No, ci sono le ultime due paginette che vi faranno saltare sulla sedia e vi metteranno una scimmia addosso che neanche la puntata finale dell'ultima stagione di Patemi.

Giudizio complessivo su questo episodio: bello, bellissimo, cinque stelline, quattro pollici in su. Se ci attaccavano una PKMail alla fine giuro che incorniciavo il Topolino.
Il giusto finale per una grande storia, narrato con la giusta calma, senza fretta, con l'alternanza perfetta tra momenti comici -i siparietti con Angus sono una garanzia- e quelli epici.

Ecco, tutto bello ma...
Qui casca l'asino, perché i momenti epici ci vogliono ma senza strafare, e dopotutto questo è sempre Pikappa, mica un Batman di Nolan.
I discorsi solenni non devono essere misurati, di più: devono essere calcolati con precisione millimetrica da un'intelligenza artificiale con funzioni cognitive iper-analogiche. E' una storia Disney in fondo, e questi animali antropomorfi che parlano di destino, sacrificio e moralità fa un po' sorridere.
Dove per sorridere intendo "fa un po' cascare le balle".

"O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare un evroniano"

L'unico punto in cui questo eccesso di sentimentalismo mi è piaciuto è stato quando la torre sta per esplodere e Pikappa si toglie la maschera per lasciare una video-confessione ai nipotini. BUM, ecco qua, bastava questa singola -bellissima- scena nel corso dell'intera storia ed eravamo a posto.


Agli "stivaletti a molla" ero già tuo.

Peccato che si sia voluto strafare qua e là, a tratti i dialoghi sembravano quelli di un film patriottico americano e quasi mi aspettavo di vedere sventolare una bandiera a stelle e striscie sullo sfondo mentre i personaggi parlavano.

Tiriamo le somme.
Il ritorno di Pikappa, nella sua globalità, è andato alla grande.
Una bella storia, scritta con maestria e resa sulla carta come meglio non si poteva.
Un ottimo punto di inizio.

Ma soprattutto un prodotto solido che può reggersi sulle proprie gambe: molti di noi temevano una vaccata per bambini, o in una storiella nostalgica e deboluccia per accontentare i vecchi fan. Niente di tutto questo: Potere e Potenza è una storia che potrebbe benissimo essere apparsa su PKNA, risaltando nel mucchio.

Ha i suoi difetti, tra cui un fanservice inutile e momenti TROPPO epici che mal si adattano al mondo di Pikappa -ma che sono quasi certamente frutto dell'entusiasmo per il riavvio di questa saga-, ma nessuna lacuna, nessun buco, nessun grande dispiacere.

Lo spazio di manovra è ampio, le possibilità per ripartire alla grande ci sono tutte, e allora incrociamo le dita e abbracciamo forte forte i nostri Yostly aspettando di veder comparire in edicola un nuovo numero 0.

giovedì 17 luglio 2014

La recensione di PK: Potere e Potenza - episodio 3

E siamo arrivati all'episodio 3 di Potere e Potenza.
Non si era mai visto Pikappa menare così forte, e dire che ho letto Trauma (PKNA #10).





Sarà il nuovo millennio, sarà la tutina tecnologica che si colora di rosso quando gli girano ed è un gran bel vedere, fatto sta che Paperinik ha lo sguardo più truce di quando è Paperino e vede Gastone che porta a cena la sua morosa: la potenza di certe vignette in cui affronta i super-evroniani reduci dalla palestra e li suona come tamburi è una gioia per gli occhi e per lo spirito.

Scorrere le pagine guardando questo fragile pennuto che fa a pezzi super cattivi tre volte più grossi di lui è appagante come vedere il proprio capoufficio che scivola su una buccia di banana e cade di faccia rompendosi i denti.
Mi spingo oltre: l'ingenuo Paperinik, lo scalcinato supereroe col berretto da scemo, che picchia feroci alieni a mani nude -più o meno- è il simbolo della rivincita a cui ogni perdente aspira segretamente.

La storia prosegue spedita: il nostro papero mascherato sta cercando di fermare i succhiaemozioni spaziali, e per farlo si reca in una base segreta a Cape Dominion.
Qui, secondo gli ordini della nuova I.A. senza nome che sembra Uno col carattere di Due, dovrebbe darsi da fare e distruggere tutto e tutti.


Se lo dice lui

Ovviamente Pikappa NON segue gli ordini di un'intelligenza al silicio così priva di senso dell'umorismo e, dimostrando degli scrupoli morali degni del miglior Batman, si rifiuta di eliminare l'imperatore Grrodon.
Dopodiché se ne torna alla Ducklair Tower portandosi inconsapevolmente dietro l'allegra combriccola di evroniani, che volteggiano leggiadri attorno al futuristico edificio aspettano il momento giusto per farlo saltare in aria.
Situazione di stallo che si può risolvere solo in due modi: facendo esplodere la Ducklair Tower, oppure... facendo esplodere la Ducklair Tower.
Il sondaggio? Ah ah ah, ingenui. Ma voi lo sapete chi era Walt Disney? Sapete di cosa era capace quell'oscuro genio criminale? Siete degli stolti se pensavate che la democrazia avrebbe trionfato.
Per il finale della storia, aspettiamo la prossima settimana.




Disegni e colori sono sempre al top, niente da dire. Mi secca ripetermi ma sarebbe criminale se non ripubblicassero l'intera storia su un supporto cartaceo dignitoso, che mi sale lo sconforto a vedere questo ben di dio stampato su questo schifo di carta velina di cui è fatto Topolino.

Piccola chicca per i piker: avete presente quel gigantesco generale evroniano che causava terribili ondate psichiche di paura con la sola forza della mente?
L'hanno prodotto in serie. Ora ce ne sono a strafottere, uno dopo l'altro, e tutti quanti ce l'hanno a morte con Pikappa.


Immaginatevi tre di questi. Con le palle girate.

E qui alcuni potranno dire: bravi, bell'idea. Io dico: no, non ci stava.
Perché rovinare uno dei personaggi più belli mai apparsi nel mondo di PK riducendolo a una fotocopia sbiadita -e inutile, dato che la nuova tuta blocca le onde di paura- di quello che era un tempo?
La risposta ha un nome, si chiama fanservice e se abusata porterà ben presto a vignette erotiche di Lyla Lay sotto la doccia che bacia con amore una Pikard con lo spazio bianco al posto del numero per potercelo scrivere a penna.


Sono semplici piume. Smettetela.

Parliamo dei dialoghi?
Gli scambi di battute sono sempre frizzanti e adatti al momento, senza scadere in banali stereotipi da fumetto supereroistico. Pikappa si conferma cuore d'oro e simpatico guaglione, i nemici sono minacciosi al punto giusto e i personaggi di contorno non sono mai scontati anche quando si tratta di semplici vittime in pericolo.

Piccola pecca che avevo notato nell'episodio precedente (che a fare i complimenti son buoni tutti): ricordate il crasher dello scudo, quel fantastico pugno nero che si allungava e piroettava tra i nemici facendo strage di ossa?
Adesso è cambiato diventando una specie di onda sonora che picchia i nemici a distanza. Efficiente, ma davvero poco scenografico.




Ma ecco una novità rilevante che si scopre in questo episodio: a quanto pare se la tuta di Pikappa viene sovrautilizzata si scarica sul più bello come il vostro IPhone quando state messaggiando col criceto.
Se a prima vista può sembrare un'idiozia -ma voi non eravate quelli che rivolevano il mantello e la cintura di cuoio?- a una seconda occhiata si capisce perché abbiano introdotto una tale pecca: era necessario un punto debole in una altrimenti semi-invincibile arma di distruzione di massa.
Questa piccola  debolezza permette a Pikappa di NON diventare troppo forte, che se gli facevano sbaragliare eserciti senza sudare il divertimento dove andava a finire?

Fatevi un bel piatto di carzelloddi e attendete fiduciosi il prossimo numero di Topolino, che la fine è in vista e i trichechi sono tutti a bordo.


La recensione di PK: Potere e Potenza - episodio 2

Pikappa è tornato in edicola ed esce a puntate su Topolino.
L'espisodio 2 di Potere e Potenza vede proseguire il ritorno ai fasti di un tempo di Paperinink, impegnato a destreggiarsi tra le numerose novità che gli offre la sua ritrovata vita da supereroe.





Partiamo dalle basi e leviamoci il pensiero: questo secondo episodio si assesta su alti livelli per quanto riguarda l'aspetto tecnico e a meno che non ci siano grosse sorprese i disegni e i colori rimarranno ottimi fino alla fine, sicuramente più adatti a un pubblico smaliziato che sarà ben contento di questo passo avanti rispetto alla "piattezza" dei disegni delle altre storie Disney.


E passiamo a quello che ogni Pker vuole sapere: è tornato Uno?
E lo scudo Extransformer?
E quando andiamo a farci la doccia nelle cabine telefoniche?

La risposta è una sola e inequivocabile: no, non si torna indietro, tutto è cambiato e bisogna accettarlo.
Il nuovo millennio ha visto la progressiva scomparsa delle cabine telefoniche che hanno fatto largo ai cellulari: la tecnologia avanza e relega i vecchi cimeli di un passato recente a semplici ricordi intrisi di nostalgia.
Dimenticatevi Uno, l'Extransformer e la Pikar.
Ci siamo divertiti, ma è tempo di metterli nel mucchio con le scarpe a molla e la pistola che quando spara esce il guantone da boxe (non so se Pikappa abbia avuto mai in dotazione una cosa simile, ma tant'é).

Il nuovo partner di Pikappa?
Un'intelligenza artificiale che con Uno ha ben poco da spartire, a parte il testone macrocefalo e la tendenza ad apparire in un contenitore trasparente. Il suo nome rimane un mistero, la sua personalità pure -anche se a prima vista sembra simpatico come Angus Fangus-.
Fatevene una ragione.

Tre? Quattro? Cinque? C'è l'imbarazzo dell scelta.

Il nuovo mezzo di trasporto?
Addio alla Pikar e alle sue bizzarre trombe viola che spuntavano dalla parte posteriore -qualcuno mi spieghi cos'erano perché non l'ho mai capito- e salutate tutti il nuovo mezzo di trasporto del papero mascherato: una specie di vettura a tre ruote che sembra la cugina magra della Pikar e assomiglia parecchio alle moto del film Tron.
L'impressione generale è che sia una versione più futuristica e meno ingombrante della vecchia automobile a monometildrazina.
E il fatto che io mi ricordi il nome di questo carburante di fantasia dimostra senza ragionevole dubbio che da queste parti le ragazze scarseggiano.

Auto d'epoca
E veniamo ora al punto dolente per molti Pker, ovvero il nuovo costume di Pikappa.
Favorisco un supporto visivo.


Spider Pikappa Man?

Scomparso il cappello da marinaio, scomparso il mantello, scomparso tutto. Paperinik si ritrova inguainato in una tuta ultra aderente che urla forte MARVEL! e compagnia bella.
Una tuta che all'occorrenza può trasformarsi in qualsiasi travestimento desiderato, o sfoderare un comodissimo scudo Extransformer in versione rimpicciolita che in qualche modo si modella direttamente addosso al braccio di chi la porta.


Volete il mio parere? E' uno schianto.
E' il tipo di cosa innovativa che volevo dal nuovo PK, e chissenefrega se su facebook si è scatenato l'inferno tra i fan che, stanchi delle incessanti innovazioni che il panorama del fumetto italiano offre quotidianamente ai noi lettori, richiedono a gran voce un ritorno al classicismo più sfrenato, nel nome di un sentimentalismo dannoso che servirebbe solo a rallentare (e frenare) lo spirito pionieristico che la serie di Pikappa ha incarnato.

Basta con le novità! Ridateci il berretto blu, senza il berretto blu Paperinik non è più Paperinik! tuonano questi pensionati, stufi di vivere in un mondo in cui non puoi entrare in edicola senza essere  travolto da tonnellate di fumetti italiani all'avanguardia che rivoluzionano giorno dopo giorno il panorama fumettistico nostrano e internazionale.

Che ammasso di noiosi trichechi che siete. Rileggetevi i vecchi PKNA e andate a piangere da un'altra parte.

Per quanto riguarda la storia, non voglio spoilerare niente. D'altronde non è che Paperinik muore alla fine, eh.

Uno spoilerino però me lo permetto: in una vignetta ricompare Westcock.
Che, personalmente, a me non piace, ma non dubito che molti saranno contenti del ritorno dell'esercito degli Stati Uniti di Paperolandia o dove diavolo vivono i cittadini di Disneyworldlandia.

Unico punto dolente, anche se di poco conto: gli Evroniani devono essersi sottoposti a una cura vitaminizzante perché sono diventati un ammasso di muscoli e aggressività che francamente fa spavento.

Non è necessariamente un male -nemici più forti uguale a più azione- ma ogni tanto un duo di Evroniani gracilini (o anche obesi, perché no) appartati in un angoletto e intenti a dire scemenze non guasterebbe, se non altro per non dare l'impressione che ogni singolo scontro sia questione di vita o di morte, che alla lunga può stancare vedere Pikappa che ruggisce e mena colpi da far crollare i muri peggio di Hulk incazzato.

Il giudizio generale è positivo. Niente di trascendentale, ma positivo.
Superata l'emozione generata dal ritorno del vecchio mantello, e guardando con occhio critico l'intera faccenda fino a qua, si avverte forte la sensazione che questa storia è un semplice allestimento in vista di un nuovo radioso futuro pikappesco.
Che si spera avvenga il più presto possibile.




giovedì 3 luglio 2014

PK di nuovo in edicola: la recensione di "Potere e potenza" episodio 1


Negli anni '90 c'era una serie di albi a fumetti su Paperinik.
Si chiamava PKNA - Paperinik New Adventures, e aveva dalla sua parte un sacco di pregi che il resto dei prodotti Disney nostrani non avevano: il tono generale era più adulto, la trama proseguiva numero dopo numero e i personaggi non erano semplici macchiette ma si evolvevano nel tempo.
Inoltre c'erano robuste dosi di ironia e violenza (Paperino che picchia alieni non è esattamente roba che si vedeva tutti i giorni), due cose assolutamente nuove e assolutamente sconvolgenti per la maggior parte dei lettori.



Il caro, vecchio Paperino alle prese con problemi quotidiani

Un fumetto per adolescenti e, perché no, per adulti. Qualcosa a metà strada tra Topolino e Dylan Dog, un nuovo modo di guardare all'immaginario Disney dove tutti i personaggi sono costretti a ripetersi immutati nei secoli a venire e le storie sono poco più che variazioni sul tema.

Leggere PKNA ti faceva pensare che anche quei teneri animaletti con i guanti colorati una volta finita la giornata di lavoro riuscivano a comportarsi in modo più umano. Era facile immaginarsi Topolino che, dopo aver passato la giornata a indagare su un caso, se ne torna a casa stanco e nervoso e si sdraia sul divano con una birra e magari molla pure una scoreggia o due, infischiandosene di Gambadilegno e delle sorti di Topolinia.

Finalmente potevamo vedere l'altra faccia della luna: Paperino non era solo un disoccupato con tanta sfiga che bisticciava con Gastone e cannava appuntamenti con Paperina, non era solo uno zio isterico alle prese con tre marmocchi agitati, non era solo un nipote remissivo maltrattato da un riccone con la tuba.


"Capita a tutti di pensare. Un po' di TV e passa."

Paperino era anche Paperinik, un "uomo" comune con un profondo senso di giustizia che nel suo piccolo cercava di combattere quello che c'era di sbagliato nel mondo (e nell'universo, e su Xerbia) e nel farlo affrontava persone terribili (e non l'innocua banda Bassotti) e si trovava faccia a faccia con imprese più grandi di lui.
Paperink rappresentava la metà umana di Paperino: un papero mediocre e irascibile che deve imparare ad adattarsi e smetterla di strepitare e pestare i piedi per terra sperando che le cose si risolvano da sole, e che a seconda della situazione sa essere coraggioso, e calcolatore, e sarcastico, un papero responsabile che sa pianificare e sa interrogarsi su cosa gli succede attorno. Anni luce lontano dal perdigiorno bonaccione a cui siamo tutti abituati.
Il Paperink (e il Paperino) di PKNA era il primo esempio di personaggio Disney a tutto tondo, che all'epoca (ma pure oggi) è qualcosa di elettrizzante, una vera e propria fuoriuscita dagli schemi classici ormai datati.


E finalmente, dei paperi di colore. Se li vede Nonna Papera...

PKNA fu un esperimento riuscitissimo.
I fan di Pikappa si chiamavano Pkers, un gruppo eterogeneo e affiatato che, con la complicità dei responsabili del progetto PkTeam, in breve tempo formarono una comunità vivace e appassionata che sopravvive ancora oggi, a distanza di anni dall'ultimo numero uscito in edicola.

Poche ragazzi da quelle parti.
Carzelloddi incappucciati.
Criceti.
Yostly.
Cyssa! Grabbaga Plutz!

Magari a qualcuno questa serie di parole sembrano solo un'accozzaglia senza senso, ma per un pkers sono come le preghiere che imparavi in chiesa da piccolo e non sentivi da tanto tempo.
I pkers erano i primi veri e propri nerd italiani, in un'epoca in cui Internet era ancora privilegio per pochi.

Luglio 2014. Questa settimana è uscito il nuovo PK.




La serie, interrotta da tempo, è tornata in vita grazie all'interesse della direttrice di Topolino Valentina De Poli e di alcuni vecchi membri del PkTeam.

La prima storia si intitola "Potere e potenza", e solo al titolo scorrono brividi di nostalgia.
E' uscita sul Topolino numero 3058, scritta da Francesco Artibani, disegnata da Lorenzo Pastrovicchio e colorata da quel tonno di Max Monteduro.

Di cosa parla? Semplice: di come il vecchio mantello abbia deciso (o dovuto?) indossare nuovamente la maschera per tornare a combattere i suoi nemici di un tempo, gli Evroniani.


Mezzi di trasporto evroniani. Per non farsi notare.

Potete tirare un sospiro di sollievo: la continuity è stata rispettata.
Paperino non si è svegliato un giorno per caso e ha deciso che sarebbe stato divertente farsi un giro con la Pikar. Gli autori hanno fatto le cose in grande e le hanno fatte per bene: il buon vecchio Razziatore con la sua mania dei viaggi nel tempo è tornato nel ventesimo secolo per avvertire Pikappa del pericolo Evroniano.
Oltre a lui, c'è anche un altro alleato dei tempi d'oro: Odin Eidolon, la forma meno amata ma sempre apprezzata dagli amanti delle intelligenze artificiali di nome Uno.

I cattivi? Tutte vecchie conoscenze. Non faccio nomi, ma sono sicuro che molti avranno un sussulto leggendo. C'è da dire che uno dei cattivi me lo ricordavo più grasso, ma si vede che nelle prigioni del Dept.51 la mensa lascia a desiderare...

La storia promette bene. Non sto gridando al miracolo: è chiaramente scritta per far contenti i vecchi fan ma soprattutto per invogliarne di nuovi. Ed è giusto che sia così: i pkers rimasti sono pochi e non si può contare solo sulle loro forze per riuscire a ottenere grandi vendite. Servono nuove menti da plasmare.


"Non sono programmato per l'umorismo. E, comunque, non di primo mattino!"

Molti ne rimarranno delusi, ma è comprensibile che dopo anni e anni di silenzio non si potesse ripartire da dove si era rimasti senza perdere un po' di tempo a gettare le basi per i novellini. Esistono logiche commerciali che non si possono ignorare, e sarebbe bene ricordare che un fumetto, prima di tutto, deve vendere: non si può pretendere che tutto torni come prima fregandocene dei nuovi lettori, e chi si lamenta è un'ingenuo o uno stupido. Anche loro hanno bisogno di farsi un'idea su PK, di entrare nel vivo, di conoscere i personaggi e le storie che ci stanno dietro.

Sia chiaro: la storia funziona. E' uno spiegone, un riassunto, un'introduzione. Chiamatela come volete, resta il fatto che fa il suo sporco lavoro.
Non siamo davanti a un Trauma (PKNA #10) o a un Frammenti d'autunno (PKNA #22), ma sarebbe stato ridicolo pretenderlo. Rimane comunque un ottimo punto di partenza e l'atmosfera che trasmette è che ci sia molto altro da raccontare: se tutto va come previsto non c'è motivo perché non si possa ritornare ai fasti di un tempo. Una bella spolverata e via, è tutto pronto, gli ingranaggi si incastrano come una volta e il tempo trascorso non ha lasciato segni irreversibili.


"Una copertina senza Pikappa? Questo numero farà schifo."

I disegni e i colori sono eccellenti. Non serve dire molto di più: se dovessi trovare un difetto direi che la carta su cui stampano Topolino non rende giustizia alle splendide tavole, ma questo è un problema sciocco che si risolverebbe nel caso di una futura pubblicazione su un albo a parte.

Non abbiamo più quindici anni. Non ne abbiamo più neanche dieci, se è per questo.
Leggere PK adesso non è come leggerlo a quell'età: è addirittura meglio, perché anche se siamo più vecchi basta tornare alla Ducklair Tower per sentirsi di nuovo ragazzini. Poche cose fanno un effetto simile.

Sei un vecchio pkers? Non credo che rimarrai deluso.
Sei un novellino? Io credo che ti divertirai. Se fossi un tredicenne e leggessi una storia del genere sono certo che ne rimarrei affascinato e vorrei saperne di più.

I presupposti ci sono tutti. La settimana prossima esce il secondo episodio, incrociamo le dita. Si balla!

(E per favore, qualcuno resusciti anche Mickey Mouse Mistery Magazine.)