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lunedì 3 agosto 2015

True Detective, stagione 2, episodio 7 (2x07) Recensione

Dovevamo arrivare alla settima puntata per scoprire chi è l'assassino di questa seconda stagione di True Detective! E pensare che ce l'abbiamo avuto davanti agli occhi per tutto il tempo. Eccolo qua:


Detective Woodrugh, licenza di uccidere


Questo tizio ha un body count da far invidia a John Wick. Ne aveva ammazzati qualche vagonata durante la sparatoria della quarta puntata, in questa ne fa fuori altri quattro nel giro di due minuti. Adesso vi racconto come:

Woodrugh è disarmato e circondato da cinque energumeni che gli puntano contro le pistole.

<<Ehi guarda, il mio cellulare non prende!>> disse Woodrugh.

<<Ok, aspetta che mi avvicino come un pirla>> rispose il capo dei cattivi abbassando la guardia.

*RUMORE DI COLLUTTAZIONE*

E fu così che Woodrugh riuscì a impossessarsi di una pistola che in seguito utilizzò per eliminarli tutti e cinque, uno alla volta, con spietata precisione e freddezza.

Ma sapete qual è il bello? Questa scena è l'unica stronzata della puntata.
Tutto il resto è, udite udite, avvincente.


lunedì 27 luglio 2015

True Detective, stagione 2, episodio 6 (2x06) Recensione

Qualche recensione fa scrivevo così a proposito del detective Bezzerides: "E' un personaggio con le ovaie davvero ben fatto. Realistico, complesso, libero da tutti quei fardelli che spesso e volentieri affossano i ruoli femminili."

Perché Rachel McAdams dava vita a una donna detective forte e determinata, una vera boccata d'aria fresca in mezzo all'opprimente ammasso di macchiette che affollano questa serie.

E poi in questo sesto episodio cosa scopriamo?
Che quando era bambina un hippie pedofilo ha abusato sessualmente di lei.

E sapete cosa significa questo vero? Significa che non puoi essere una donna forte e determinata in questo mondo se non hai subito almeno un trauma infantile.


Non usi i coltelli come un fottuto ninja se non ti hanno violentata


Non puoi essere una femmina che interpreta (magistralmente) un ruolo ricco di caratteristiche prettamente maschili e sperare di cavartela così facilmente.
Che cazzo, hai le tette! Quindi sei il sesso debole.
Vuoi essere il sesso forte pure tu? Ha ha! Okay, ma devi per forza avere qualche magagna sessuale nel tuo passato per giustificare il fatto che sei così fredda, incazzosa, decisa e assolutamente strafiga.

Ed è così che durante una sequenza a dir poco orribile (regia, luci, montaggio, musica: tutto da buttare nel cesso) scopriamo attraverso gli occhi di una drogata Rachel McAdams (e quelli sarebbero gli effetti dell'Ecstasy? ha ha ha, NdA) che uno spinellone se l'è caricata nel furgone e in mezzo ai boschi le ha rubato l'innocenza, insieme alla possibilità di rappresentare uno dei rari casi nella storia della televisione di donna indipendente che non necessita di uno specifico trauma infantile per essere diventata quello che è.

Femministe, beccatevi questa! Se non vi hanno stuprate da piccole non siete credibili.


Oh no, mi hanno dato la EMMEDIEMMEAH! Grazie a dio non sono al Cocoricò

Per fortuna c'è Colin Farrel che col suo detective Velcoro ci regala una sequenza da antologia che rimarrà negli annali: siccome c'ha i problemi esistenziali (ma chi non li ha in True Detective 2: Facce Tristi) se ne torna a casa tutto furibondo e agitato e per sfogarsi mette su un cd di orribile musica rock, si siede sul divano e beve - fuma - pippa raglie da solo per qualche oretta. Poi frantuma ogni mobile della casa e infine chiama al telefono l'ex moglie per fare la cosa giusta, che è esattamente quello che farebbe chiunque fosse ubriaco e strafatto di coca: la cosa giusta.

Sei molto credibile detective Velcoro grazie mille anche questa settimana ci hai regalato emozioni forti mentre bevevi fumavi pippavi seduto sul divano.


Dovevo tenermi i baffi

Del gay represso se ne sono dimenticati, gli fanno giusto ricordare agli spettatori che sta per diventare padre e poi lo lasciano nell'angolino a fare le faccette pensose che gli vengono tanto tanto bene. Calcolate che il tempo che gli sto dedicando io per parlare del suo personaggio è molto più di quello in cui lui appare sullo schermo.


- Kitsch, Taylor?
- PRESENTE!

E Vince Vaughn ha sempre sognato di ritrovarsi in uno stallo messicano con dei messicani. Poi non ricordo altro di quello che ha detto o fatto, ma mi pare che impiegasse il suo tempo a minacciare il prossimo, che è poi quello che sta facendo dalla prima puntata.

Ad un certo punto lui e i suoi uomini devono torturare un povero sfigato per ottenere delle informazioni e vorrei lanciare una petizione per dare un taglio a queste scene tutte uguali in cui

1. Lui non apre bocca
2. Lo torturano un po'
3. Lui ripete che non sa niente
4. Allora lo torturano un po' più duramente
5. Lui si arrende e vuota il sacco
6. Viene / non viene ucciso.

L'ho già vista due o trecento volte in due o trecento film diversi e adesso basta, grazie, ho fatto il pieno.

Che poi CHIUNQUE sa che NESSUNO resiste alla tortura, è una lezione che abbiamo imparato da quelli della CIA quando infilavano pompe d'acqua su per l'ano dei prigionieri mediorientali. Perché puoi essere duro quanto vuoi ma alla fine dei giochi venderesti tua madre pur di farti sfilare quel freddo tubo dal culo.

Spiacente ma le scene di tortura creavano tensione negli anni '90, adesso non funzionano più, ne vedi una e ti metti a pensare a cosa aggiungere alla lista della spesa.

Ah sì, ora ricordo: a un certo punto Vince Vaughn si ritrova a parlare con il figlioletto di uno dei suoi uomini che è appena rimasto orfano e gli fa un discorso toccante su quanto sia necessario trovare la forza nel dolore e usare quella forza/dolore per andare avanti.
Alla fine il ragazzetto abbraccia Vince Vaughn perché quattro frasi fatte di merda spiccicate da un semisconosciuto lo hanno aiutato a superare la morte del padre.


Dov'è finito il numero di Ben Stiller?

Poi vabbeh c'è la storia dei diamanti rubati e dell'informatrice uccisa e dei traffici di droga illegali e degli incontri segreti tra i ricchi potenti e un sacco (davvero un sacco!) di altre utilissime informazioni che fanno da contorno a questo mare di noia che è True Detective 2: Quanti Scazzi Hanno i Detective.

Ma non voglio essere disfattista, una cosa buona questa nuova stagione ce l'ha regalata: la pagina facebook dell'unico, vero protagonista di questa serie.


lunedì 20 luglio 2015

True Detective, stagione 2, episodio 5 (2x05) Recensione

Volevo iniziare questa recensione così: "Questo episodio si apre mostrandoci i risultati della sparatoria dell'ultima puntata: un sacco di cadaveri rimasti a marcire sulla strada. Che è grossomodo come devono sentirsi gli spettatori di questa nuova deludente stagione di True Detective".

Perché il problema è proprio questo: alla prima scena avevo già in mente qualcosa di negativo da dire sull'episodio. E di solito non è mai un buon segno. Per cui mi sono detto: diamogli il beneficio del dubbio. Vediamo come procede.

Sono triste


Sono davvero in difficoltà a scrivere questa recensione. Il problema? Questa puntata è davvero noiosa. Attenzione, non brutta! Solo noiosa.

Che è grossomodo il giudizio globale che darei all'intera stagione finora. Non brutta! Solo noiosa.

Perché il problema non sono gli attori né la regia. Il problema è chi ha scritto la sceneggiatura. Il problema è che ci sono troppi personaggi sviluppati male e in fretta a cui non si riesce ad affezionarsi, che si muovono sullo sfondo di una storia intricata che non riesce a catturare l'attenzione.

Voglio tracciare l'ennesimo parallelo tra questa seconda serie e la prima. E non sto, come si potrebbe credere, frignando perché la prima stagione era più bella. Non sto facendo paragoni arbitrari. Quelli che si lamentano di chi tira in ballo la prima serie quando si parla della seconda dovrebbero rendersi conto di una cosa fondamentale: questa nuova stagione si appoggia pesantemente sulla prima ricalcando volutamente situazioni, atmosfere, tono dei dialoghi, svolte narrative.

Quarta puntata che si conclude con un finale pirotecnico? Check.
L'indagine è ufficialmente conclusa ma in realtà i veri colpevoli sono ancora là fuori? Check.
Stacco temporale che ci mostra le vite dei protagonisti dopo la "soluzione" del caso? Check.
Dialoghi (o monologhi) su quanto la vita faccia schifo? Check.
E potrei continuare.

(Ad un certo punto dell'episodio il detective Velcoro è in auto da solo e sta parlando al registratore. Sapete che dice? Una cosa del genere: "La vita è una fonte inesauribile di dolore. Sono le persone, quelle che si esauriscono". Così, senza un fottuto motivo, ecco che Velcoro si trasforma nella versione da discount del detective Rust)

Pure io sono triste

Facciamo l'ennesimo ripasso?
Sarà breve, lo giuro.
Cosa andava bene nella prima stagione?

C'erano solo due personaggi principali, ed entrambi venivano approfonditi a lungo e con cura.
Inoltre uno dei due era una persona assolutamente normale (sto parlando di Woody Harrelson) e il contrasto che si veniva a creare con lo schizzato Rust di McConaughey era la vera chiave del successo dello show.

Un tizio fuori di testa che fa il detective? Ottima idea!

Che lavora in coppia con un poliziotto affidabile / padre di famiglia? Meglio ancora!

Successo assicurato.
Se poi a questi due personaggi in perenne contrasto tra loro ci aggiungi una storia intrigante (perlomeno nella prima stagione si creava un minimo interesse nel voler sgamare la setta supersegreta di assassini pedofili) e dei dialoghi fulminanti in bilico tra il surreale e il drammatico non potevi che ottenere un bel prodotto.

In questa stagione, invece...

Troppi personaggi, con poco spazio per venire sviluppati, e che riescono a trasmettere ben poco allo spettatore.
Sono tutti figli abortiti del detective Rust. Tutti alcolisti, arrabbiati, frustrati. La sagra della depressione. Ci fosse almeno un personaggio "normale" con cui poter immedesimarsi. E invece no, si passa da un caso umano all'altro, in una spirale di musi lunghi e sguardi incazzosi.

Che palle. Un sacco di scene sono francamente inutili e puzzano di già visto da lontano.

Un esempio lampante è la tristissima cena del detective Woodrugh: ecco a voi un gay non dichiarato che sta per sposare una ragazza incinta, e cosa fa la madre della ragazza? Si comporta da perfetta suocera spaccacazzi, accentuando così il disagio del poveraccio.

Ogni riga di dialogo è stata scritta apposta per calcare la mano su quanta cazzo di merda deve abbattersi su Woodrugh. E' stato degradato sul lavoro, la stampa lo perseguita, la sua sessualità lo turba, si sta infognando in un matrimonio che gli porterà più guai che altro, e sapete cosa viene in mente allo sceneggiatore? "Perché non gli affibbiamo anche una suocera antipatica che lo sfotte e lo fa sentire più miserabile di quanto non sia già?"

Questa è pigrizia bella e buona. Un difetto non trascurabile per una serie tv, soprattutto se dura solo 8 cazzo di episodi.

Anche lui è triste

Vince Vaughn è forse la delusione più cocente. E' destinato a ripetersi, puntata dopo puntata, incatenato nel ruolo del gangster cattivo sul lavoro e tenerone nel privato. Non c'è un barlume di originalità nel suo personaggio. Lui ci mette impegno ma il ruolo lo svilisce. Metà mondo era convinto che un attore come lui avrebbe fallito in un ruolo come questo, l'altra metà diceva che avrebbe potuto svoltargli la carriera. La verità è che passerà perlopiù inosservato. Possiamo già iniziare a contare i giorni che mancano al suo prossimo film comico con Ben Stiller.

Colin Farrell è il personaggio con le svolte narrative più interessanti. Non spoilero nulla, o rischio di rovinare l'unico misero motivo di interesse per guardare questo episodio.

Anzi, non l'unico.

L'altro è Rachel McAdams in terapia di gruppo che parla di quanto le piacciono i cazzi grossi.

Lei è la più triste di tutti

Ma, ripeto: questo episodio non è brutto. L'intera serie non è brutta. E' un prodotto di buon livello, dignitoso, con un proprio perché. Si lascia guardare.

il problema è che spesso si fa noioso. Non genererà neanche lontanamente lo stesso livello di adorazione che si era creato la volta prima. L'intera serie lascerà un segno debole che sparirà fin troppo presto e con troppa facilità. E' intrattenimento televisivo piacevole, quindi utile, ma davvero nulla di più. Se tra un mese mi chiedessero un consiglio su una serie tv da recuperare io risponderei Utopia, Breaking Bad, Black Mirror. E la prima stagione di True Detective, assolutamente.
Ma non questa.


lunedì 13 luglio 2015

True Detective, stagione 2, episodio 4 (2x04) Recensione

La scena di lui che mette tante zollette nel caffè e poi si incazza e dice che non ha mai avuto carie? Ne vogliamo parlare? Brevemente, dai. Ecco cosa ne penso: uuuh, che paura. Sì, sono ironico. Ma i cattivi di una volta, quelli che ti minacciavano senza tanti giri di parole, che fine hanno fatto?

Una scena così idiota l'ho vista raramente. Che cosa mi doveva trasmettere? Che a Vince Vaughn non gli devi rompere il cazzo quando beve un macchiato? Ma non potevano inventarsi qualcos'altro per far capire che è un duro? Sul serio la cosa più minacciosa che gli avete fatto dire è "il tuo caffè fa cagare?" (sto parafrasando).


Nespresso. What else?

Ma io lo so di chi è la colpa. La colpa è di Tarantino, che nel '94 ha fatto credere al mondo che i criminali parlano come personaggi di Shakespeare sotto acido. Anzi no, la colpa è di tutti quelli che da vent'anni a questa parte ci stanno ancora credendo.

E poi ho notato altre cose che non mi sono piaciute. Ad esempio: Colin Farrel coi baffi da scemo è un lupo solitario alcolizzato violento e pure poliziotto corrotto. Giusto? Così mi pareva di aver capito. E cosa mi combina in questa puntata? Fraternizza col gay represso (Taylor Kitsch) col quale a fatica aveva scambiato mezza parola finora.

Ma una roba del tipo che a un certo punto lo chiama eroe. Gli mostra rispetto, lo aiuta, gli dà consigli di vita. Una scena che se la definisci "forzata" gli fai un complimento. 'Sti due sconosciuti seduti nella stessa auto, uno dei quali in hangover pesante, e che fanno?
Si fanno le confidenze. Come gli amichetti. "Ma sei un eroe!" "Non è vero, faccio solo quello che mi ordinano!" "Fanculo, ti dico che sei un eroe" "Va bene adesso fammi le treccine".

Ok tu coprimi le spalle ma ti prego, TI PREGO non fare scherzi

E vogliamo parlare del padre mezzo hippie di Rachel McAdams? Quello che vede le aure delle persone? Ma che è? La caricatura venuta male di Osho fatta da uno che di Osho conosce la biografia di Wikipedia?


E va beh. Che abbiamo finora?

Un boss criminale che non spaventa. Che c'ha pure la moglie che gli spacca le palle con 'sta storia di figli da adottare e relazioni sentimentali da salvare e si vede lontano un miglio che a lui gliene frega solo di apparire il più duro possibile. Si sforza proprio tantissimo, peccato che ottiene l'effetto macchietta e casca il palco. Ma io dico, perché non gli fate menare le mani come l'ultima volta piuttosto?

Che altro? Ah sì, il gay represso. Che a quanto pare si sposa con la sua ex ragazza che adesso è incinta. BUM! Colpo di scena. Inizia il countdown: tra quante puntate lei scoprirà che lui è gay? O sarà piuttosto lui a rivelarglielo in una scena strappalacrime carica di tensione? Iniziano le scommesse, lo chiameremo il toto-gay di True Detective. Vi sembra stupido scommettere sugli sviluppi di una sottotrama omosessuale? Ma se è l'unico modo per renderla un minimo interessante!

E Colin Farrell. Lo stereotipo dell'uomo che stava per finire male ma che forse ha ancora un briciolo di dignità dentro e ci si aggrappa con le unghie per cercare di trovare quella redenzione che bla bla bla mi sto annoiando da solo. Eppure mi verrebbe quasi da dire che funziona. Zoppica, e pure molto, ma il suo detective Velcoro non è proprio da buttare. Sarà quella sua faccia da guaglione con cui berresti volentieri una birra, o quegli ipnotici baffi da idiota.

Per fortuna c'è l'amore mio. Rachel McAdams che interpreta Ani Bezzerides. Che secondo me potevano proprio chiamarla così questa stagione, "True Detective: Rachel McAdams che interpreta Ani Bezzerides".

Perché è tutto sulle sue spalle, dico davvero. E' un personaggio con le ovaie davvero ben fatto. Realistico, complesso, libero da tutti quei fardelli che spesso e volentieri affossano i ruoli femminili.

Ma ve la ricordate la moglie di Woody Harrelson nella prima stagione? Scopre che il marito la tradisce, ci resta insieme ma riservandosi il diritto di cagargli il cazzo, poi si scopa il suo amico/collega per ripicca. E gli altri personaggi femminili, ve li ricordate? O sono vittime di omicidi o sono troiette che si spogliano e scopano con Woody Harrelson.


"Eddai raga, impegnatevi un po' anche voi"

Insomma, diciamo che Rachel McAdams è un deciso passo avanti? Diciamo che è capace di recitare solo con gli occhi e che quando stringe le labbra comunica più emozioni di quanto non facciano le sopracciglia di Farrell? Diciamo che è la controparte televisiva della Furiosa di Mad Max: Fury Road? Poi aiuta il fatto che le abbiano scritto un gran bel ruolo, eh. Mica è brava solo lei! Peccato che si siano dimenticati di scrivere bei ruoli anche per gli altri.

Ma cosa succede in questa puntata? Ah, poco niente, come al solito. Gente che parla di cose a cui nessuno sano di mente riuscirebbe a dare un senso perché erano state accennate solo vagamente nelle puntate precedenti o perché non sono state proprio accennate. Ma torno a chiedervi: ha qualche importanza? Assolutamente no. Non c'è la minima possibilità che si riesca a indovinare il colpevole fino a che non ci verrà rivelato chiaro e tondo. Per cui tenetevi i vostri indizi, i nomi avvolti nel mistero e le foto ingiallite che testimoniano che negli anni '80 andavate al mare con gente che forse c'entra ma forse no ma chi lo sa.


In questa foto c'è la soluzione del caso ma sai cosa? CHISSENE.

Dateci piuttosto sparatorie belle sanguinose e rumorose come quella che riempie gli ultimi soddisfacenti minuti della puntata. Ma non voglio spoilerare niente.

Pensate ancora una volta alla prima stagione. Arrivati alla fine della quarta puntata c'era un piano sequenza da paura di McConaughey che faceva cose matte. Il mondo era impazzito per quella scena. E devono aver pensato bene di ripetersi, perché in questo finale di puntata hanno imbastito un massacro a suon di proiettili che farebbe invidia a John Wick.

SPOILER:
Comunque, niente di trascendentale.
FINE SPOILER.


lunedì 6 luglio 2015

True Detective stagione 2, episodio 3 (2x03) Recensione

Ecco cosa succede quando ti sparano: finisci nella brutta copia di un brutto film di Lynch con un tizio che impersona Conway Twitty.


- Che succede papà?
- Sto per rivelarti il finale della serie in una sequenza onirica, fa' attenzione! 

Inoltre parli con tuo padre dei problemi che hai con tuo padre. Perché come ho già detto il filo portante di questa nuova stagione di True Detective non è scoprire chi è l'assassino, quanto piuttosto rimuginare sui propri problemi famigliari.

Scopriamo che il detective Velcoro (Colin Farrell) non è morto: gli hanno sparato dei proiettili di gomma. Ops, forse dovevo scrivere SPOILER MA DAVVERO CREDEVI SAREBBE MORTO? FINE SPOILER. Va beh, troppo tardi.

Chi ha sparato a Colin? Dev'essere stato il tizio di V per Vendetta, che a un certo punto dell'episodio si lancia in una pazza pazza fuga inseguito da una Rachel McAdams cazzuta e stranamente determinata a non sparargli alle gambe nonostante si trovi a una decina di metri dietro di lui.

Ma in fondo la capisco. Catturare il possibile serial killer alla terza puntata sarebbe stato un male per gli indici d'ascolto.

Alla prossima, Mr. V per Vendetta.


Il killer si lancia in una folle fuga al buio, lasciandoci con un palmo di naso.
Cosa nasconde quella maschera?

Taylor Kitsch è sempre gay e sempre represso, e leggendo altre recensioni in giro per l'Internet mi accorgo con stupore che molti non se ne erano già accorti. Dai ragazzi, gli indizi erano evidenti fin dalla prima puntata: non c'aveva voglia di fare all'amore con Adria Arjona. Collegate i puntini!


Brokeback Detective

Un altro che ha problemi a letto è Frank Semyon (Vince Vaughn), ma per motivi ben diversi: Frank è molto simile a quel famoso immigrato cubano con un brutto carattere ma con tanta voglia di fare. La conoscete la storia?
Col tempo quel cubano, da pezzente qual era, ha ottenuto i miliardi i leccaculo e le camicie griffate. Peccato che una vita da scarafaggio viziato non si addica a Tony Montana, tanto è vero che alla fine sbrocca male e ammazza tutti.

Frank Semyon è così: un uomo sull'orlo di una crisi di nervi. Magari all'esterno indossa cravatte costose ma il suo cuore è avvolto in un giubbotto di pelle, probabilmente macchiato di birra. Frank Semyon è un uomo che quando si trova alle strette fa quello che farebbe ogni ricco imprenditore corrotto: partecipa a un incontro di Fight Club contro un grasso pappone e dopo averlo suonato come un tamburo prende una pinza e gli cava quella merda dorata che i rapper si mettono al posto dei denti.

Che magari potrebbe essere una scena di forte impatto ma io nel 2004 guardavo Old Boy, grazie lo stesso.


Regola numero uno del Fight Club: mai parlare del Fight Club

Ancora non si sa chi ha ucciso Caspere, e ammettiamolo: frega a qualcuno?

L'indagine dei nostri detective prosegue lenta e poco convinta, tra scene ambientate su un set farlocco di Mad Max e dipartimenti di polizia diversi che si fanno la guerra a vicenda.

Ma, davvero: a chi frega qualcosa?
Le uniche cose che vogliamo sapere ora sono: quali turpi scene di sesso malato sono immortalate sulla telecamera rubata subito dopo l'aggressione a Velcoro?
E quando si decideranno a svelare qualcosa di più sul passato di quella talentuosa dea di Rachel McAdams? Che quando la inquadrano si mangia la scena ogni singola volta e io ve lo dico, maschietti: vi state facendo fare un culo così da una femminuccia. Eccetto tu, Vaughn, che ti difendi bene.

Ma il poliziotto gay represso e quello con i problemi di alcool non convincono proprio.

Team Rachel

Comunque è una buona puntata, tutto sommato. Violenza e tensione vengono come al solito tenute imbrigliate appena sotto la superficie ed esplodono raramente e con giudiziosa parsimonia. 
Vale la pena guardare questo terzo episodio solo per la scazzottata a cui accennavo qui sopra: non sarà un massacro alla Spartacus VS Crisso, ma dopo due puntate di silenzi pensierosi e dialoghi passivo/aggressivi è un piacevole shock vedere che questi personaggi sanno far altro a parte frignare sulle proprie sfighe.




lunedì 29 giugno 2015

True Detective stagione 2, episodio 2 (2x02)

Nuovo episodio di True Detective e finalmente scopriamo quale sarà il tema portante di questa seconda stagione: i padri di famiglia stronzi.

Tutti abbiamo dei problemi con i nostri genitori. Ci danno degli orari da rispettare, paghette ridicole, ci deridono per il nostro modo di vestire. Ma i padri i famiglia di True Detective non si limitano a questo: può capitarti di essere ancora bambino e venire rinchiuso in una cantina per giorni e giorni con la sola compagnia del buio e dei topi.

Poi non c'è da stupirsi se da grande diventi un imprenditore criminale corrotto e corruttore. E' quello che sembra essere capitato a Vince Vaughn (Frank Semyon), che ricorda con angoscia quei giorni di terrore.

C'è poi Colin Farrell (Ray Velcoro) che ha uno di quei rapporti coi figli che fanno la fortuna dei servizi sociali. Non a caso la madre informa il Colin che ha richiesto un'ordinanza restrittiva per impedirgli di vedere la sua adorata progenie.
Cose che capitano quando pesti a sangue il padre del bullo di tuo figlio, pur con tutte le buone intenzioni che avevi.

Sempre più meravigliosa Rachel McAdams (Ani Bezzerides), che se ne va in giro con un arsenale di coltelli nascosti e rimugina di continuo sull'infanzia di merda che ha passato in una comune hippie assieme al padre. Bei tempi quelli: dei quattro amichetti che aveva all'epoca due sono in galera e gli altri morti suicidi.

E infine Taylor Kitsch (Paul Woodrugh) che ha una madre che sembra uscita dritta dritta da un locale di lap dance per vecchie attempate. Il giovanotto con ogni probabilità è gay e lo vuole tenere segreto. Questo spiegherebbe perché ha bisogno del Viagra per andare a letto con la sua bellissima ragazza, e anche il suo sguardo bramoso quando osserva un prostituto per la strada.


In questo secondo episodio la storia non procede di molto: scopriamo qualcosina in più su Ben Caspere, la vittima che ha dato inizio a tutto, ma siamo ancora lontani dallo scoprire chi sia il colpevole e perché abbia deciso di uccidere un losco affarista con una grave dipendenza da sesso.

I rapporti tra i detective sono ancora nebulosi.
Chi si aspettava (io) un sacco di dialoghi pazzeschi e pesi al punto giusto tra i tormentati protagonisti rimarrà deluso: tutti sembrano intenzionati a farsi i cazzi propri e a non stringere legami tra di loro, almeno per il momento.
L'unica -lieve- eccezione è quella tra Colin e Rachel, e come prevedibile si intuisce che lui sta un pelino sul cazzo a lei (ma sembra che le stiano sul cazzo tutti).

Nel finale (negli ultimi dieci fottuti secondi) un inaspettato colpo di scena contribuisce a risollevare l'attenzione. Sparano a qualcuno, dritto nello stomaco e apparentemente in modo fatale.
Staremo a vedere, ma per ora questa nuova stagione sta regalando davvero poco. Le aspettative rimangono alte, ma c'è bisogno di un'accelerata.




lunedì 22 giugno 2015

La recensione di True Detective, stagione 2 episodio 1 (2x01)

A me la prima stagione di True Detective non era parsa questa gran roba. Non male eh, ma neanche il miracolo a cui tutti gridavano.

Nella seconda cambiano cast e location: non più McConaughey e Harrelson impegnati a biascicare con accento meridionale nel paludoso sud degli Stati Uniti. Non più la Daddario che si toglie la maglietta e causa una distorsione spaziotemporale.
Momenti di gloria
I nuovi protagonisti sono volti noti del cinema. Vediamoli insieme:
Ci mette impegno, 'sto beone
C'è Colin Farrell che interpreta un poliziotto violento con problemi di alcool e terrificanti scatti d'ira e ha un difficile rapporto col figlio probabilmente nato da una violenza sessuale subita dalla ex moglie. Insomma, un ruolo che puzza di già visto-già sentito lontano un miglio, ma io ho fede in Colin. Perché quando le cose si facevano serie lui c'era e se la cavava con dignità. Non importa che sia un cane d'attore, non importa che quando muove le sopracciglia sprigiona involontari scoppi di risate in chi lo guarda, non importa che sia il più scarso del gruppo. Gli si vuole bene a prescindere, a questo cazzone irlandese con gli occhi da pazzo.
Il Nostro nel ruolo che ogni attore avrebbe desiderato
C'è poi Vince Vaughn. Che interpreta il ruolo dell'ex-criminale di strada oramai diventato un ricco e losco imprenditore.
Ma sì, proprio lui! Vince Vaughn. Quello dei film comici con Ben Stiller. Quello che giocava a palla avvelenata in uno dei film più belli della storia del cinema.

So cosa state pensando: ma che cazzo c'azzecca?
Siete delle brutte persone. Ma l'avete mai visto in Into the wild? In Swingers? Persino in Psycho se l'è cavata. Fidatevi di me, che Vince lo conosco. E' un bravo ragazzo, ha del talento. Solo che guadagna palate di soldi per i film di ridere, che gli volete fare? Saran cazzi suoi se preferisce farsi due risate e comprarsi un'altra Ferrari piuttosto che interpretare brutta gente con brutti problemi in brutti film drammatici.
Quindi state tranquilli: se la cava egregiamente. Staremo a vedere nelle prossime puntate, ma questo ruolo potrebbe persino cambiargli la carriera.


Taylor chi?
Taylor Kitsch. Interpreta un poliziotto con il cazzo che non tira. Giuro! Per ora il mistero della serie più grande da risolvere è: perché non gli tira, a 'sto poraccio? Lo vediamo costretto a prendere una pasticca di Viagra per far felice la morosa, interpretata da una sconosciuta Adria Arjona e questo nome segnatevelo che la rivedremo.
Saranno famosi
Ma torniamo a noi: chi è Taylor Kitsch? Ah, non lo so. Mi pare di averlo già visto in qualche film, ma che sia dannato se mi ricordo un titolo che sia uno. Però il ragazzo non sembra male e ha la faccia giusta.
Rachel sul set di Mean Girls, subito prima che Lindsay Lohan finisse in overdose
Rachel McAdams. Che è bella e brava, e io la amo da tipo sempre, quindi mettete giù le mani. La conobbi al suo debutto sul grande schermo, quando era l'oggetto amoroso di Tanino nel meraviglioso My name is Tanino di Paolo Virzì.

Un film talmente bello che per farvi capire cosa vi state perdendo vi riporto l'ultima frase usata su Wikipedia per descrivere la trama di 'sto capolavoro: "Tanino ha percorso un viaggio lontanto, ma anche vicino, dentro di sé alla ricerca della propria identità e del proprio futuro". E' o non è bellissimo? Scherzo, il film è una mezza cagata tutta italiana ma ogni volta che lo becco in tele mi guardo qualche pezzetto solo per gustarmi una giovanissima Rachel che favella nella lingua di Dante e lasciarmi andare a romantici sogni che non posso scrivere.

Che bella 'sta donna. E che brava! Dovreste vedere quanto è brava. Una vera attrice. C'è un momento in questa prima puntata in cui recita solo di muscoli facciali e per mezzo minuto non dice una parola ma ti basta un'occhiata e le vedi passare sul viso tutta una gamma di emozioni che non ce n'è per nessuno. Io la promuovo a pieni voti e il suo personaggio è già il mio preferito. E siccome so che siete dei maiali vi informo pure che in una scena la vediamo in mutandine per qualche secondo. Che donna.

Passiamo alla regia. Il capo della baracca è Justin Lin, uno che ha preso la saga di Fast & Furious e l'ha disintossicata da tutte quelle cagate sul protossido d'azoto e dopo una bella cura l'ha rimessa a lucido et voilà, ha tirato fuori una sfilza di film d'azione che, piaccia o no, stanno regnando sovrani nel mondo dei film d'azione da quasi dieci anni.

Non il primo pirla che passava di là, insomma. Nonostante questo non è che si noti molto la sua mano. Mi verrebbe da scrivere qualcosa del tipo "non c'è un singolo fotogramma dal quale traspaia la vena autoriale del regista" ma una frase del genere la direbbe solo uno di quei balordi che studiano cinema invece di guardarlo. In sostanza, diciamo che questa prima puntata avrebbe potuto dirigerla l'ultimo degli aspiranti Spielberg di questo mondo e non avrei notato alcuna differenza. Non che la cosa mi sorprenda: il Justin sarà pure bravo, ma questa è una serie tv, mica un film. Non ce ne frega un cazzo dei virtuosismi di macchina, l'importante è che alla fine della puntata io bestemmi perché voglio sapere cosa succederà nella prossima.

E veniamo alla storia. E' scritta da Nic Pizzolatto, lo stesso tizio della prima stagione. E infatti la sostanza non cambia: in questo primo episodio ci vengono presentati i personaggi e i loro problemi. Basta così, non succede altro.

La storia vera e propria parte solo a cinque minuti dalla fine, quando i nostri eroi si trovano nello stesso posto nello stesso momento per un interesse comune.
C'abbiamo un botto di problemi zio
Ma sapete che c'è? Va bene così. Perché sto guardando True Detective, e quindi mi aspetto che la storia si prenda i suoi tempi. Mi aspetto che si concentri tutto sui personaggi, e non vedo l'ora di scoprire cosa nasconde ognuno di loro.

Fanculo la storia, fanculo il caso da risolvere. Vi ricordate la prima stagione? Alla fine il colpevole era il giardiniere mezzo scemo, e tutto si risolveva nell'ultima puntata. E nelle prime quattro puntate non succedeva assolutamente un cazzo. E stiamo parlando di una serie di soli 8 episodi. Quello che voglio dire è che se avete intenzione di guardare True Detective aspettandovi colpi di scena a raffica e macchiavelliche svolte narrative, avete sbagliato qualcosa.

Questa serie si conferma per quello che è: uno sguardo profondo e accurato su degli esseri umani tormentati e dannatamente cool. Non ci frega di scoprire chi è il colpevole, per quello c'è Jessica Fletcher. Noi vogliamo sapere cosa combinerà la poliziotta disillusa con problemi famigliari se viene messa sotto pressione. Stiamo guardando E.R. ma al posto dei medici affascinanti ci sono sbirri e delinquenti con il vizio di bere e la scopata facile. E guardare questi casi umani è una delizia per occhi e mente di ogni appassionato di telefilm degno di questo nome.

Ah, la sigla è orrenda rispetto a quella dell'anno scorso. 

Rachel McAdams, ti amo. Ci vediamo la settimana prossima, con il secondo episodio.


martedì 10 febbraio 2015

Better Call Saul - 1x01 e 1x02 - Il problema di venire dopo Walter White

Se state leggendo questa recensione significa che Breaking Bad ha gettato per terra le vostre ingenue opinioni sulle serie tv, gli ha sputato in un occhio e mentre ci calcava sopra il tacco della scarpa per spiaccicarle a dovere ha esclamato "Say my name, Sheldon Cooper di stocazzo".
E mi pare superfluo sottolineare che da quando è finito BB non avete trovato altra ragione per cui vivere se non aspettare con ansia l'arrivo di Better Call Saul, lo spin-off incentrato sulla figura mai troppo celebrata dello spassoso avvocato Saul Goodman.


Il degno erede di Troy McClure

In caso non abbiate idea di cosa stia parlando, vi consiglio di spostare ad un'altra serata la visione dell'ultimo film indipendente di quel regista franco-canadese che vi hanno consigliato e dare piuttosto un'occhiata alla prima puntata di Breaking Bad.
Dopodiché, quando avrete terminato di vedere tutti e sessantadue gli episodi che la compongono, potreste finire con calma di leggere questa recensione. Calcolando il tempo che vi serve per dormire e pisciare, direi che tornerete qui fra tre o quattro giorni.

Better Call Saul, come già detto, ci racconta la storia di Saul Goodman prima che diventasse Saul Goodman: la vicenda è ambientata anni prima di quella che conosciamo grazie all'epopea di Walter White, e vede Saul nei panni di un avvocato onesto, sfortunato e frustrato che risponde al nome di Jimmy McGill.

La molla che manda avanti la serie è piuttosto semplice da intuire: cosa ha spinto il buon Jimmy a diventare Saul, l'avvocato criminale che ben conosciamo? Quali avvenimenti della sua vita lo hanno trasformato nel difensore legale preferito dai peggiori farabutti in circolazione?

Le due puntate andate in onda qualche giorno fa in America si intitolano rispettivamente "One" e "Mijo". La prima puntata da sola ha battuto il record per il maggior numero di spettatori di sempre per una tv via cavo. La serie è già stata rinnovata per una seconda stagione.

Ma, in sostanza, com'è? L'erede di Breaking Bad ha retto all'hype o è franato sotto un mare di trepidanti aspettative?


Eddai, non tenerci in sospeso, rispondi

Risposta breve: Better Call Saul è una mezza delusione con qualche buon momento.

Risposta lunga: andiamo a vedere cosa c'è che funziona e cosa no.

Partiamo dalle note positive: le citazioni e i rimandi a Breaking Bad. Ci sono almeno tre personaggi che appartengono al mondo di Jesse Pinkman e soci e rivederli in azione scalda il cuore.
OBIEZIONE, VOSTRO ONORE: per chi non ha visto BB, l'impatto emotivo che si genera è fortemente smorzato. Mica tutti, all'epoca, possono aver trovato il tempo di guardare Walter White mentre swaggava col suo inquietante cappellino.

Altro punto a favore, questa volta senza obiezioni: Bob Odenkirk interpreta un Saul Goodman da urlo. Se in BB le sporadiche apparizioni del'avvocato con la parlantina più sciolta di Albuquerque erano momenti di puro sollazzo, figuratevi cosa possa voler dire vederlo in azione per cinquanta minuti di seguito.

Odenkirk si conferma un ottimo attore (pure nella serie Fargo fa la sua porca figura, per chi volesse farsi una cultura) che passa da un registro comico a uno più drammatico con naturalezza, e si dimostra abilissimo nel far sorridere lo spettatore recitando la parte dell'esuberante e magnetico buffone di turno, così come è altrettanto credibile nei panni dell'ometto insignificante che suscita pietà.

Senza spoilerare, si può dire che le scene in cui Saul dà libero sfogo alla sua capacità dialettica (sono solo una manciata, ma per ora è giusto così) risollevano da sole l'intera baracca: è un piacere vedere questo adorabile mascalzone in erba che sforna parole a raffica imbastendo dei monologhi -e dialoghi- originali e surreali.
E qui un plauso va ai creatori della serie Gilligan e Gould, che forniscono all'ottimo Odenkirk un materiale eccellente. Una conferma rassicurante, per chi già aveva seguito BB: poche serie tv possono vantare sceneggiature così ben curate e dettagliate come quelle sfornate da questi due autori.

E adesso i lati negativi.


Sì, ce ne sono. Stanno scritti qui.

Cercando di mettere da parte l'affetto per una serie che me ne ricorda un altra che ho letteralmente amato, e valutando Better Call Saul come opera a sé stante, bisogna ammettere che non è niente di esaltante.

Il personaggio di Saul è interessante e, quando lasciato libero di sproloquiare a ruota libera, diventa addirittura ipnotico: ma non arriva a quella vetta che altri protagonisti di altre serie tv riuscivano a raggiungere. Penso al Dottor House, a Tony Soprano, a Rust di True Detective, e al compianto Walter White. Saul è un ottimo personaggio secondario, ma solamente un "buon" protagonista.

Le due puntate, nel complesso, sono troppo lente.
Pongono molte domande in attesa di risposta, ma purtroppo non sono tutte così interessanti.
Hanno degli ottimi picchi che risollevano la visione, ma non abbastanza alti da risultare soddisfacenti.
Persino ora, terminata da poco la visione dei due episodi, fatico a trovare più di tre scene che mi siano rimaste davvero impresse: quelle tre scene sono eccellenti - SPOILER soprattutto la contrattazione con Tuco Salamanca sull'adeguato metodo di punizione dei due skater truffatori FINE SPOILER - ma non giustificano la piattezza di tutto il resto.

Ho cercato di non fare troppi paragoni con BB ma non ci sono riuscito. L'opinione più sensata che ho letto in giro, in mezzo al mare di pareri entusiasti assolutamente ingiustificati, è che Better Call Saul sia una versione minore di BB e che Saul Goodman, avvocato frustrato all'inizio del suo percorso criminale non sia altro che la brutta copia di Walter White, professore fallito con un futuro da re della droga.

Ecco, ad essere onesti, è proprio così. Ma se Walter White aveva dalla sua parte un cancro terminale ai polmoni e una spalla del calibro di Jesse Pinkman, Saul Goodman può contare solo sulla sua irresistibile abilità affabulatoria.

Per ora è già qualcosa, ma ci vorrà molto di più per tirare avanti la carretta. Vivere all'ombra di Breaking Bad non è cosa da mammolette.




lunedì 7 luglio 2014

Top of the Lake, la serie tv bizzarra con quell'atmosfera un pò così

Avete presente quel poliziesco ambientato in un paesino misterioso con i panorami bellissimi, dove gli abitanti sono campagnoli con l'accento fortissimo e tutti hanno un segreto da nascondere?
E non sto parlando di Twin Peaks.



Top of the Lake è una serie tv del 2013 scritta e diretta da Jane Campion.

Tu la guardi e al primo impatto sembra una cagata pseudo-artistica che porta il telespettatore nel bel mezzo di un paesino sperduto immerso nella natura: RIPRESE SUGGESTIVE, che noia, e le acque del lago che si increspano con la brezza del vento, e i tramonti che sbalordiscono.
Dopo cinque minuti ti sembra di aver visto una presentazione in Powerpoint di belle cartoline dalla montagna e non vedi l'ora di guardarti qualcos'altro in cui la gente, perdio, parli e faccia qualsiasi cosa.

Poi ti vengono mostrati una serie di personaggi enigmatici e bizzarri, che parlano poco e sembra che dicano cose senza senso e lo fanno con un tono e un'espressione che però ti intriga. "Cazzo di altro stavi per dire oh?!", ti chiedi tutto nervoso quando smettono di parlare e si limitano a fissare un punto in lontananza con lo sguardo perso nei ricordi.


Gente bizzarra con capelli bizzarri

Poi arriva il gran mistero, una ragazzina incinta di un ignoto stupratore, o forse non è uno stupratore e non è tanto ignoto. Il punto è che nessuno dice mai un cazzo e tutti si guardano intensamente negli occhi e si scrivono frasi misteriose su pezzi di carta e si parla per enigmi e usando metafore. Non vi dico poi quanti discorsi interrotti sul più bello.

E tu sei lì che guardi e dici "Vaffanculo Che noia questo Top of the Lake!", però aspetti un altro po', per vedere se si scopre qualcosa.




Sei lì che aspetti ed ecco un'altra bellissima veduta delle acque del lago al sorgere del sole, quel lago maledetto che dà il titolo alla serie e dona al tutto il tono da fiaba contorta e un po' inquietante.

Che diavolo sta succedendo qua? ti chiedi agitandoti sulla poltrona e soffrendo dentro, perché tu vuoi vedere un giallo in cui ci sia un'indagine piena di colpi di scena e vuoi sapere tutto e subito, vuoi nomi di potenziali colpevoli e vuoi indizi da appuntarti nel tuo taccuino mentale.
Vuoi guardare CSI, oppure 24, ma qualcosa ti dice che hai cannato in pieno.

E alla fine della prima puntata hai visto un mucchio di montagne e prati, e bizzarri esseri umani con i loro segreti e le loro cose non dette e capisci che ne avrebbero da raccontare, se solo qualcuno li stesse ad ascoltare. Alla fine della puntata il mistero più grande diventa ancora più misterioso e tu ti chiedi chi tra quei silenziosi personaggi strambi sia in grado di risolverlo.



Se sei abbastanza curioso, prima o poi lo scoprirai. Alla fine ti ritroverai con una sensazione strana addosso, un misto di soddisfazione e disappunto. Il mistero è risolto, ma non sei del tutto contento.
Sei nervoso e un po' irrequieto, come le acque del lago. I crimini sono compiuti e risolti e dimenticati, i personaggi della storia devono ritornare alle loro vite, e anche tu. In attesa del prossimo paesino misterioso pieno di gente bizzarra.