Forse ne avete sentito parlare e forse no. "Ehi, l'hai visto quello di Cicciolina che si fa montare dal cavallo?", "Sì sì, e tu l'hai visto Cannibal Holocaust, il filmpiùbrutaledellastoria che anche Tarantino l'ha guardato e c'è rimasto sotto?", "Sì sì, e tu l'hai visto quello del politico americano che si spara alla testa in diretta?", "Sì sì, e l'hai visto il film serbo dove trombano anche i morti?" "Ora me lo guardo."
A Serbian Film è un film del 2009 che ha fatto scalpore per le eccessive scene di violenza. Il film, per capirsi, è sul genere di Hostel: l’intera storia è una cagata colossale che serve a giustificare i momenti in cui inizia a schizzare il sangue.
A Serbian Film è un film del 2009 che ha fatto scalpore per le eccessive scene di violenza. Il film, per capirsi, è sul genere di Hostel: l’intera storia è una cagata colossale che serve a giustificare i momenti in cui inizia a schizzare il sangue.
In breve, c’è un ex attore del cinema hard, Milos, che decide di tornare sulle scene e partecipare a un ultimo film porno per incassare un po’ di grana. Scoprirà purtroppo che il regista è un sadico pazzo, che lo obbligherà a fare cose orribili e inaudite contro la sua volontà, esattamente quello che fa la vostra ragazza tutti i giorni. Alla fine arriverà persino a fargli scopare nel culo il figlioletto, a sua insaputa. Ops, era uno spoiler.
Cosa distingue A Serbian Film dalle centinaia d’altre pellicole in stile snuff movie che infestano l’universo del cinema horror?
La risposta è semplice: un tizio ciccione che si scopa un neonato appena partorito.
Questa è la classica scena per cui miriadi di ragazzini fumati se lo scaricheranno per guardarselo alla sera con gli amici. Poi, certo, c’è dell’altro. Se cercate cazzi, tette, sangue, pompini, fighe, masturbazione e gente che muore in malo modo, beh, avete scelto il film giusto.
Se però cercate un film che vi consenta di assistere a tutta questa accozzaglia di stronzate splatter senza rischiare di addormentarvi ogni tre minuti, beh, non ci siamo.
E’ evidente che un film come questo è stato pensato per quella gente che rallenta per guardare gli incidenti stradali. Non c’è niente di male, siamo in tanti, nessuno può biasimarci. Il punto è che un incidente stradale te lo guardi per dieci secondi, poi acceleri e passi oltre. Questa merda di film invece dura un’ora e tre quarti e la storia, la recitazione e la sceneggiatura lo rendono di una pesantezza immane.
“Un piccolo numero di monaci mette, durante l'estate, sette caproni adulti in una stalla. Li lasciano lì per un mese, finché le palle non gli diventano grosse come meloni. Quando sono troppo eccitati iniziano a scoparsi l'uno con l'altro. I monaci raccolgono il loro sperma sanguinolento seccato dalle loro palle e lo mescolano con il latte; questo rende la pasta del pane migliore. Tu sei un caprone, Milos, io sono il tuo monaco”
Ecco perché ritengo che la sceneggiatura di questo film non sia esattamente da premio Oscar. Il film è costellato di puttanate di questo tipo, che vorrebbero sembrare profonde e lugubri e crude e invece sembrano barzellette con un finale di merda raccontate da un vecchio maniaco sessuale. “Ehi figliolo, la sai quella dei sette caproni nella stalla? Avvicinati figliolo, mettiti più vicino, ora te la racconto…”, insomma, no grazie, ci avete provato, ma no, grazie.
Un altro superbo esempio di come lo sceneggiatore (nonché regista) abbia pisciato fuori dal vaso è visibile nella scena in cui Milos e sua moglie sono a letto, in un momento di intimità, mentre guardano un vecchio film porno di lui, e i due si lanciano in uno straziante discorsetto su ciò che ha spinto Milos a sposare lei e ad abbandonare il cinema porno.
“Oh Milos, guarda quante belle sventole ti chiavavi, perchè hai scelto me?”
“Baby, perché io ti amo, mi sembra chiaro, loro erano solo delle scopate”
“Oh Milos, ti amo anch’io! Ma questo significa che non vuoi scoparmi?”
“Certo che lo voglio, puttana”, e i due iniziano a darsi da fare.
Capite bene che una scena del genere non funziona, pecca di realismo in modo ingenuo. Dovrebbe darmi la sensazione di intimità e di amore che c’è tra i due, e invece sembra una pagliacciata messa lì alla cazzo per spiegare qualcosa di cui non si sentiva il bisogno.
Cioè, bella mia, se hai intenzione di sposare Rocco Siffredi credo che questo discorsetto dubbioso sulle sue scelte di vita glielo fai un po’ prima di salire all’altare, di certo non anni dopo il matrimonio e col figlio che dorme nell’altra stanza.
Potrei continuare così per un bel pezzo.
Il film in sé è riccamente costellato di scene brutali, su questo non ci piove, e se la vista di un cazzo di trenta centimetri che perfora l’occhio di un uomo per andare a ledere il cervello è quello che avete sempre cercato nella vita allora complimenti ragazzi, avete trovato il tesoro sepolto.
Il film in sé è riccamente costellato di scene brutali, su questo non ci piove, e se la vista di un cazzo di trenta centimetri che perfora l’occhio di un uomo per andare a ledere il cervello è quello che avete sempre cercato nella vita allora complimenti ragazzi, avete trovato il tesoro sepolto.
Se invece cercate un buon film horror che valga la pena di essere visto lasciate perdere. Non so voi, ma io quando mi accorgo che dopo mezz’ora di film l’unico motivo che mi viene in mente per continuare a guardarlo è scoprire quale altre puttanate perverse si inventeranno per tirare avanti la carretta, beh, mi rendo conto che ho fatto una brutta scelta e inizio ad agitarmi e a digrignare i denti. Ed è la stessa identica cosa che mi succede quando vedo i Soliti Idioti.
Un’ultima cosa. Se vi siete incuriositi, può essere che andrete a fare qualche ricerca per conto vostro su Internet.
Può essere, e dico può essere, che vi capiti di leggere qualche articolo o qualche intervista in cui si dice che il regista con questo film ha voluto ritrarre con mano impietosa le angherie che il governo serbo ha inflitto al suo popolo negli anni passati. Da qui il titolo della pellicola.
Il film, praticamente, sarebbe una rappresentazione metaforica della violenza che bla bla bla. Perché il regista è un artista, ovviamente, e il politically correct gli sta nel culo, ovviamente, e voleva fare una roba scioccante per dimostrare che bla bla.
E il bello è che i critici vanno a nozze con queste cazzate, e si lanciano in appassionanti discussioni sul significato segreto di quest’opera.
Ecco, lasciate perdere, sono solo menate pubblicitarie volutamente esagerate. Stendiamo un velo pietoso.
Voglio dire, a proposito di Scusa ma ti voglio sposare Moccia dichiarò che era un film sul fallimento sentimentale dei quarantenni d’oggi, ma questo non significa che in realtà non fosse la storia di una mignotta diciottenne e un attore quarantenne disperato che decidono di sposarsi per guadagnare sei milioni di euro al botteghino e affossare di qualche metro ancora il livello qualitativo del cinema italiano agli occhi del mondo intero. Ma questo è un altro discorso.
De Niro scorreggiagli in faccia.


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