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mercoledì 8 aprile 2015

01. Nella discoteca nessuno può sentirti urlare



Siamo al Martini a bere caraffe di birra bionda e ormai sono le due di notte e stiamo pensando di tornare a casa.

Sì, caraffe.


Al tavolo con me ci sono Ronny e Cristian Tibullo detto Bullo. Non conosco gente con soprannomi dignitosi. Siamo tutti e tre ubriachi. Il risultato finale si assesta sulle quattro caraffe. In tempi migliori si arrivava a quota sei-sette senza colpo ferire, adesso invece quando uno si alza per andare a pisciare c'è il rischio che precipiti sul tavolo.

All'improvviso Ronny scoppia a piangere.

Dal tavolo accanto giungono occhiate incuriosite. Io e Bullo ci guardiamo negli occhi con la faccia di chi ha appena visto una mucca mettere al mondo un pavone: non è possibile. Ronny piange. Nessuno muove un muscolo. Non è che siamo degli insensibili cuori di pietra o chissacché, è che proprio non sappiamo che cazzo di diavolo fare.

<<Cosa c'è?>> chiedo. Allungo il braccio e gli appoggio una mano sulla spalla, con l'altra afferro la birra e mi faccio un sorso per incitarmi.

Ronny alza la testa con le lacrime che gli bagnano il viso.

<<Miriam si è fatta Ganryu>> biascica.
<<Si è fatta..?>>
<<Si è scopata Ganryu!>>
<<Quando? Cioè, perché?>>

Ronny china la testa e riparte a singhiozzare.

Miriam è la tipa con cui si vede in questo periodo.

La classica gnocca coi capelli lunghi e lisci, il piercing da qualche parte sul viso e una differenza d'età legale ma imbarazzante. Io la adoro perché fuma un sacco di canne e quando ci parlo assieme ride ad ogni stronzata che dico. Mi ricorda com'ero alle superiori: spensierato, entusiasta e sicuro che la polizia non avrebbe mai intralciato i miei sabati sera.



Ganryu invece è uno pseudo-rapper di quelli che non vedi mai in giro senza il cappuccio della felpa tirato su. In sostanza mi pare uno tranquillo, nonostante creda di essere un negro di Harlem. Chi ha giocato a Tekken capirà perché lo chiamano così. E' uno che incontri al bar ogni tanto, gli fai un cenno di saluto e te ne dimentichi fino alla prossima volta che lo vedi.

<<Ma come mai?>> chiede Bullo.
<<Che cazzo ne so>> esclama Ronny tirando su col naso.
<<Chi te l'ha detto?>>
<<Orso>>
<<Ma quello là, farsi i cazzi suoi per una volta, no eh?>> sbuffo io. <<E' sicuro? Sai che Orso capisce quello che vuole e lo racconta pure peggio>>
<<Ho chiesto conferma alla Cate e mi ha detto che è vero>> termina il mio sconsolato amico.

La Cate è la migliore amica della Miriam. Sono in classe insieme al liceo e quando le senti blaterare tra di loro sembra di stare in un pessimo episodio di Gossip Girl con i problemi scolastici al posto dell'alta moda.

<<E Miriam cos'ha detto?>>
<<Le ho scritto oggi pomeriggio>> è la risposta di Ronny. <<Non ha ancora risposto>>

I suoi occhi sembrano quelli di un cucciolo abbandonato sull'autostrada da una famiglia che ha anche urlato "vaffanculo" dal finestrino. Questo povero stronzo mi fa pena, e così invece di spiegargli che è lecito aspettarsi un comportamento simile da una ragazzina che appiccica ancora adesivi a forma di cuore sull'iPhone mi limito a formulare la classica frase che tutti noi abbiamo usato per consolare amici col cuore a pezzi.

<<E' una troia>>

Da sopra la sua birra Bullo annuisce con fare solenne.

<<Sì, ma è la MIA troia!>> urlerebbe un Ronny fatto di bamba. Peccato che stasera ci sono solamente birra e depressione a far da padroni nel suo organismo, per cui la sua risposta è stanca e scoraggiata.

<<Volevo chiederle di metterci insieme>>

Eccola là. Bullo spruzza luppolo nell'aria e rischia di soffocare mentre io cado sotto al tavolo tenendomi la pancia.

<<HAHAHAAA>>
<<Cazzo ridete teste di cazzo!>>
<<HAHAAHAHA ma se la conosci da un mese HAHAHAH>>
<<Che cazzo vuol dire? FORSE LA AMO!>>

A questo punto non ce n'è più per nessuno. Io sto per pisciarmi addosso dal ridere, Bullo sta avendo una crisi epilettica. Persino agli altri tavoli si vede qualcuno sorridere senza sapere che cazzo succede.

<<Teste di cazzo>> decreta Ronny.

Dopo un po' riusciamo a ricomporci.

<<Io sono serio. Mi piace davvero>> 
<<E che vuoi farci, mi sa che l'hai preso in culo a 'sto punto>> ribatte Bullo asciugandosi gli occhi.
Un attimo di silenzio. Poi, la risposta.
<<Vado a parlarci adesso>> replica Ronny tutto serio.




Da qualche parte un lupo emette il suo lugubre ululato, un'ombra oscura attraversa i sogni di un neonato, e un pallido vampiro apre gli occhi nel buio.

Bisogna fermare questa potenziale disgrazia finché siamo in tempo.

<<Ronny>> dico, con il tono più ragionevole possibile:

<<Intanto sono le due di notte.
Le due di notte, capisci?
A parte questo, che già è abbastanza, dove cazzo vuoi andare così ubriaco?
Non sei lucido.
E vuoi parlare con una che si è fatta un altro?
Che neanche ti ha risposto alle chiamate?
Secondo me devi parlarci di persona.
Domani, però, con la luce del sole e il cervello bello limpido>>

Se avessi parlato con il mio accendino sarebbe stata la stessa cosa.

<<Me ne frega un cazzo. Adesso vado>>

ME NE FREGA UN CAZZO.
Ecco che succede quando la gioventù d'oggi tenta di dimostrare un pizzico di maturità: sbatte il naso contro un muro che si chiama ME NE FREGA UN CAZZO.
E' facile dire che bisogna riflettere per bene sulle cose, dimostrare buonsenso e serietà, trovarsi un lavoro e metter su famiglia. Ancora più facile è bersi una fila di birre, pensare ME NE FREGA UN CAZZO e uscire di casa pronti a comportarsi come teste di cazzo.

<<E va bene, dove abita questa?>>
<<Non è a casa>> risponde Ronny.
<<E allora come la troviamo?>> interviene Bullo.
<<Prima in bagno ho guardato su Facebook e ho visto che è al Super-Kalifragico>>

Il Super-Kalifragico è una disco che alterna serate di musica house e hip-hop. L'entrata costa poco e i drink tanto. Non c'è molto altro da dire a parte che si trova in alto nella mia personale classifica di locali con un nome idiota.

<<Allora andiamo>>
<<Col cazzo, già è un'idea stupida figurati se spendo soldi per andare a cercare 'sta troia>>
<<Chiamala troia un'altra volta e ti ammazzo>>
<<Dai Bullo ti pago io l'entrata>>
<<Allora vengo>>
<<E ci mancherebbe. Però non guido>>
<<Guido io>> interviene Ronny. <<Che se mi prende male e voglio andar via almeno non devo aspettare voi due>>
<<Io in macchina con te ubriaco e depresso non ci salgo>>
<<Ma vai affanculo>>
<<Sì però partiamo subito che è già tardi, eh?>>

Finiamo le birre e ci fiondiamo fuori dal Martini. L'aria della notte è fresca e sa di primavera in arrivo.

In auto l'atmosfera è carica di eccitazione, aspettative e fumo azzurro. Consumiamo sigarette come fossero Tic-Tac. Ronny tenta di mettere una canzone di Ligabue che parla di amori perduti ma Bullo gli intima prontamente di non fare il frocio.

Arriviamo al Super-Kalifragico. Il parcheggio è pieno, segno che una volta dentro dovremmo bestemmiare a lungo e con forza per ordinare qualcosa da bere.

Si avvicina un parcheggiatore e ci fa segno di abbassare il finestrino. Ronny obbedisce, ma invece che porgergli cinque euro gli mostra il dito medio.

<<Ciucciami il cazzo>>





CONTINUA...



venerdì 16 gennaio 2015

Domenica d'inverno, domenica all'inferno


Ah, ragazzi, che cavolo combinate? – sono quasi le dieci e state ancora perdendo tempo per la strada quando dovreste crescere.
Jack Kerouac
***

Io e Orso stiamo mangiucchiando patatine che sanno di polvere, con i bicchieri di spritz Campari vuoti davanti, aspettando una cameriera che ci consenta di ordinare un altro po' di veleno.

Ecco, sta arrivando la Manu. Bionda, bassa e con le tette che puntano il cielo. Ha il naso troppo grosso, ma due occhi verdi che incendiano l'aria. Io amo le cameriere, tutte quante. Viene verso di noi, con la faccia scazzata di chi alla domenica pomeriggio avrebbe di meglio da fare che servire da bere ai residui del sabato sera.
E' sempre più vicina, la Manu. All'idea di ordinare da bere mi sento come il cane di Pavlov. Ho un problema.

Arriva Ronny da dietro e la sorpassa col suo stile collaudato, mandandola a sbattere contro un tavolino. Lei emette un buffo verso indignato e per tutta risposta riceve un <<Scusami cara sono di fretta ... hai il culo troppo grosso>>
La Manu comunica a Ronny che è il solito stronzo e si dirige verso un altro tavolo, a prendere ordinazioni che non sono le nostre. Ronny invece rimane.

<<Guarda che facce di merda che avete>> esordisce con un sorriso. Ha tirato di coca, si nota dalle pupille radioattive.
<<Fai pippare anche me e vedi se cambio faccia>> replica Orso, e guarda la Manu ormai lontana con l'espressione di Di Caprio mentre affonda nel gelido abbraccio dell'Oceano Atlantico.
<<Ciccio, mica me la regalano>> risponde Ronny. Poi si rivolge a me <<Me la presti la macchina?>>

HAHAHAHHA

Io e Orso ci asciughiamo le lacrime dagli occhi e volgiamo speranzosi gli occhi verso la Manu.
<<Eddai, devo fare una cosa veloce, mezz'ora e torno qua>>

HAHAHHAHAHHAHA

<<Bastardi, smettetela! Guarda che è una stronzata sai, passo un attimo dalla Morena a prendere la chiavetta USB con le foto della

HAHAHAHHAHAHHAHAHHA

<<Dai Ronny, basta>> gli dico, massaggiandomi la mascella indolenzita, <<Non te la presto neanche se mi paghi, e dico sul serio. Te la ricordi l'ultima volta, sì?>>
Ronny guarda altrove, fingendosi offeso. Orso non perde occasione per stuzzicarlo.

<<Com'era successo? Avevi toccato il marciapiede parcheggiando, giusto?>>
Nessuna risposta.
<<Avevi sbagliato un po' le misure, no?>>
Silenzio di tomba.
<<Ronny, allora? Com'era andata?>>
<<Ma che cazzo parli a fare tu che alla teoria ti han segato così tante volte che persino l'istruttore ti ha detto di comprarla a Napoli>>
<<Vero>> ribatte Orso, imperturbabile <<Ma poi alla pratica l'ho passata subito>>
Ronny non dice nulla e torna a fissare l'orizzonte. All'esame di pratica ha mezzo investito due vecchietti diretti al bar per una partita di briscola.

<<A che ti serve, comunque?>> chiedo.
<<Devo farmi dare la chiavetta USB della Morena>>
<<A che ti serve sul serio?>>
<<Devo portare la bamba al Fagiano>>
<<E perché non se la viene a prendere lui?>>
<<Perché è a casa con tre puttane conosciute in disco ieri sera e non si fida a lasciarle da sole a casa sua>>
<<Cioè il Fagiano si è portato a casa tre tipe ieri sera?>> chiede Orso, improvvisamente interessato.
<<Lo sai com'è quando vivi da solo e incontri ragazzine strafatte che mentono ai genitori. Basta poco per convincerle a passare la notte a smaltire i postumi sul tuo divano>>

<<E poi il Fagiano c'ha i soldi>> aggiungo io, pensoso. <<Gli avrà pagato da bere fino a che o si trascinavano da lui o rimanevano a vomitare a bordo strada>>
<<Comunque cazzo abbia fatto>> interviene Ronny, scocciato <<Se mi presti la macchina vado là, me la sbrigo in cinque minuti e poi quando torno ti offro da bere fino a lunedì mattina. Allora?>>
<<E io?>> salta su Orso, allarmato.
<<Anche a te, spugna>>
<<Ho un'idea migliore. Perché non andiamo tutti dal Fagiano?>>

Cala il silenzio. Tre menti diaboliche lavorano frenetiche, valutando opzioni.

<<Io ci sto>> esclama Orso. <<Se ci scappa da pippare è l'ideale, se non mi riprendo in qualche modo tra un po' finisco a dormire sotto al tavolo>>
<<Io dico che dobbiamo fare compagnia alle tre tipe. Che se ne fa il Fagiano di tre tipe? Avido bastardo>>

Ronny ci pensa su per qualche altro secondo. Guarda la Manu con aria meditabonda, mentre scorrazza indaffarata per i tavoli, raccogliendo bicchieri vuoti con aria depressa. Poi fa un gran sorriso da squalo e mi dà una pacca sulla schiena.
<<Però io monto davanti, questo stronzo qua lo lo lasciamo dietro. E adesso venite in bagno con me che prima di partire ci vuole un po' di carica>>

Dieci minuti dopo siamo in viaggio e io non sto guidando, sto trattenendo il volante della Punto che sfreccia a centotrenta e brontola soddisfatta. Siamo agitati come gatti in calore.

<<E cambia 'sta merda!>> sbotta Orso dal sedile dietro, sporgendosi in avanti e premendo tasti a caso sull'autoradio.
<<Stai fermo! Stai fermo! Stai fermo!>> urla Ronny dandogli delle gran botte sulla mano. Mi accorgo che ha gli occhi fuori dalle orbite e muove la testa a scatti come i velociraptor di Jurassic Park.
<<Ronny quante te ne sei fatte prima di arrivare?>>
<<Non so, cinque o sei righe da stamattina, perché?>>
<<A che ora ti sei alzato?>>
<<A mezzogiorno, cosa vorresti dire?>>
<<Diocristo, sono solo le tre>>

La strada fila via liscia. Mi lascio scorrere dentro tutta questa marea di energia positiva che sento dentro e mi concentro sulla guida. Ronny e Orso intanto si mostrano video idioti sul cellulare.

<<L'hai visto questo?>>
<<Fa' vedere.. Sì, dai, non è quello del cinese in ascensore? Me l'hai mandato ieri su Whatsapp>>
<<Fanculo. Aspetta, che lo trovo.. Guarda qua>>
<<Ma che è?>>
<<Aspetta un attimo porcodio!>>
Silenzio.
<<Non ci credo. Ma è ancora vivo?>>
<<Ma che ne so!>> gongola Ronny, felice. <<Hai visto che botta?>>
<<Ma non può essere vero, dai. Cazzo, guarda, si rialza! No, vabbeh, incredibile..>>
<<Aspetta aspetta, te ne faccio vedere un altro>>
<<No, tocca a me, cazzo!>> sbotta Orso con fare indignato. <<Vai su Youtube, scrivi "cavallo puttana", te lo trova subito>>
<<"Cavallo puttana?", ma che cazzo è, un altro dei tuoi video di merda con gli animali che scopano? Mi fai schifo, mi fai>>
<<Ma no, coglione! Dai, cerca>>

Siamo quasi arrivati dal Fagiano. Passo un incrocio, giro a destra per una laterale, poi alla seconda a sinistra. Eccola, siamo arrivati. Parcheggio davanti a un campetto da calcio malridotto che sembra uscito dritto dritto da Silent Hill e spengo la macchina.

<<Bon, andiamo>>
<<Aspe', passami quel CD là>>
<<Ancora?? Abbiamo appena pippato!>>
<<Se non la vuoi non rompere i coglioni>>
<<Ma no, dicevo per dire>>
BUM
BUM
BUM
<<Dai che si va>>

Scendiamo dall'auto e i due coglioni sbattono le portiere con tanta forza che la Punto si dondola dolcemente sulle ruote.
<<Fai piano diocane!>> urlo a Ronny.
<<Me lo dice anche tua madre>>
<<Vuoi che la apro e la chiudo di nuovo?>> ghigna Orso.
<<La prossima volta che salgo nella tua macchina giuro che ti piscio sui sedili>>

Ci dirigiamo verso il condominio, insultandoci e prendendoci a spintoni. Ronny corre avanti e suona il campanello. La voce del Fagiano esce dal citofono.
<<Chi è?>>
<<Tony Montana, tesoro. Mi apri?>>

C'è un ronzio, e la porta del palazzo si apre. Percorriamo il corridoio in penombra, saliamo due rampe di scale ed eccoci davanti all'interno 19. La porta è socchiusa. Ronny la spalanca ed entra nell'appartamento agitando nell'aria la bustina di coca.
<<CHI VUOLE UN PO' DI BAMBA?>> esclama a pieni polmoni, guardandosi attorno con aria trionfante.

Mi si ferma il cuore. Sento Orso irrigidirsi di fianco a me, l'ha visto anche lui. Poco distante sulla destra, seduto sul divano del salotto, c'è un vecchietto con un cappello di feltro calcato in testa e un bastone da passeggio poggiato sulle ginocchia. Fissa Ronny con la bocca spalancata e la faccia di chi non ci ha capito un cazzo.

<<Fagiano, che dio ti inculi, dove cazzo sei! Ho la bamba!>> prosegue Ronny beatamente inconsapevole e si infila nel corridoio. Sparisce in direzione della camera del Fagiano.

Io e Orso siamo ancora fermi sulla soglia e ci guardiamo, terrorizzati.

<<Venite dentro>> dice il vecchio. Non protestiamo. Entriamo senza dire una parola e Orso chiude la porta alle nostre spalle. Poi rimaniamo tutti e tre a fissarci con aria guardinga.
<<Guardi, forse abbiamo sbagliato appartamento. C'è un errore, adesso andiamo via subito>> balbetta Orso.
<<Non credo proprio>> risponde amabilmente il vecchio, e ci regala un sorriso sdentato. Che cazzo sta succedendo?

Torna Ronny, accompagnato dal Fagiano, che ci degna di un'occhiata veloce.
<<Ragazzi, che facce di merda che avete. Troppa festa ieri sera?>>
Nessuno di noi risponde. Fagiano nota che siamo impietriti di fronte al vecchio e di colpo si illumina in viso.
<<Ehi, vi presento mio nonno Egidio. Nonno, questi sono Faina e Orso>>
Il nonno Egidio. Finalmente il cuore inizia a battermi di nuovo nel petto.
<<Tuo nonno..>> mormora Orso, ma non lo sente nessuno tranne me.
<<Oh cazzo c'è tuo nonno!>> esclama Ronny, e afferra la mano del vecchio. Inizia a pomparla su e giù furiosamente. <<Cazzo non ti avevo neanche visto! Io sono Ronny, piacerediconoscerla!>>
Il vecchio sbuffa e sottrae la mano alla stretta di Ronny. Poi si gira verso il Fagiano con sguardo spazientito.
<<Allora, quanto devo aspettare ancora?>>
<<L'ha portata>> risponde il Fagiano, e gli mostra la busta di bamba di Ronny.

Mi sembra di essere finito in una brutta puntata di un brutto telefilm di quelli coi misteri da scoprire. Basta, mi sono rotto.

<<Fermi tutti>> dico, portandomi al centro della stanza. <<Questo è tuo nonno, sul serio?>> guardando il Fagiano. <<E la.. la cosa, là, quella roba là, cosa ci devi fare?>> continuo, indicando la coca.
<<Faina, sta' calmo, il nonno è a posto. Metà della bamba è per lui>> risponde Ronny, e sghignazzando mi passa a fianco e si dirige verso la cucina.
<<Non ti preoccupare, è tutto a posto>> conferma il Fagiano, poi segue Ronny. Io e Orso lanciamo un'ultima occhiata dubbiosa al vecchio che ora sta sfogliando una rivista e li seguiamo.

Il Fagiano ha tirato fuori una bustina di plastica trasparente da un cassetto e la sta esaminando in controluce. Intanto, sul tavolo, Ronny ha rovesciato la cocaina e sta cercando di dividerla in parti uguali a occhio nudo utilizzando una tessera sanitaria.
<<Allora, Faina, quella storia degli zombie, l'hai finita?>> mi chiede il Fagiano, mentre ripone la bustina con una smorfia e si mette alla ricerca di qualcos'altro.
<<Mah, sai, l'ho lasciata perdere, non sapevo come continuarla>>
<<Alla fine la ragazza si salva o si scopre che è stata morsa?>>
<<Ti ho detto che non l'ho finita>>
<<Io l'avrei fatta diventare uno zombie>> replica lui. Poi posa sul tavolo una piccola bustina bianca. Ronny la prende con una mano senza staccare gli occhi dal suo lavoro.

<<Ma tuo nonno..>> inizia Orso, impacciato, <<Sì, insomma, tuo nonno pippa? Ma da quanto lo fa? Voglio dire, a uno della sua età, non gli fa male?>>
Il Fagiano si mette a ridere. <<Bene non gli fa, ma se è per questo neanche a voi. Comunque ha iniziato l'anno scorso. Prima era sempre stanco, non si muoveva mai da casa. Adesso esce, al sabato sera va pure a ballare>>
<<Ma è un anziano..>> protesta Orso.
<<Appunto. Non è che c'ha molto da perdere>> taglia corto il Fagiano.
<<Lascia che si diverta>> si intromette Ronny.
Non hanno tutti i torti.

<<Si parlava di tre tipe>> dico a Fagiano. Lui apre il frigo e tira fuori una confezione di Peroni.
<<Sono uscite a comprare da bere. Le ho mandate al negozio in fondo alla strada, dovrebbero tornare tra poco>>



<<Come sono?>> chiedo, facendo saltare il tappo della birra con l'accendino, che piroetta nell'aria e rimbalza sul tavolo dove Ronny sta attentamente riempiendo la bustina per nonno Egidio.
<<Non male. Due bionde, una mora. La mora ha un culo che non hai idea. Fumano più canne di Orso, lo giuro>>
<<Questo è tutto da vedere>> ringhia Orso. <<Senti, mi fumo una sigaretta>>
<<Sì, ma apri la finestra>>

Ancora oggi vedo la scena, nei miei sogni. Io e il Fagiano siamo elementi accessori, impegnati a disquisire sulle tipe. Ronny è seduto, capo chino e mano ferma mentre fa scivolare la droga lungo il tavolo con la precisione di un chirurgo. Orso ha una sigaretta spenta in bocca, una mano nella tasca alla ricerca dell'accendino e l'altra che si avvicina alla maniglia della finestra.
La apre. La spalanca.
Una sferzata di vento gelido invade la piccola cucina. Tutti e quattro vediamo a rallentatore la polvere bianca che si alza turbinando nell'aria e viene soffiata un po' ovunque, come neve a dicembre.
La bestemmia di Ronny, lunga e addolorata.
Lo sguardo di Fagiano, quello di un pugile colpito allo stomaco.

Suona il campanello.
<<Faina, vai ad aprire per favore? E tu, diocane, dammi una mano a tirare su 'sto casino>> ordina il Fagiano a un Orso ancora a bocca aperta.
Io torno all'entrata ridendo sotto i baffi. Nonno Egidio è ancora immerso nella rivista. Alzo il citofono e chiedo chi è. Mi risponde una voce di ragazza, dice di chiamarsi Elisa.
<<Salite>> rispondo, e apro la porta. Resto ad aspettarle. Dalla cucina provengono bestemmie e insulti assortiti.

Un minuto dopo arrivano. Due bionde e una mora, tutte molto carine e con l'andatura di chi ha fumato molto. Dietro di loro, con aria severa, ci sono due poliziotti.

Torno in cucina di corsa. <<C'è la polizia>>
<<Ma smettila, paranoico del cazzo>> risponde Ronny. Sono tutti e tre inginocchiati sul pavimento, con le tessere sanitarie in mano che strisciano avanti e indietro, intenti a fare piccoli mucchietti di cocaina.
<<Sono arrivate le ragazze con due poliziotti>> dico con una voce che non sembra la mia. Orso alza lo sguardo, vede che non ho la faccia di uno che scherza e si blocca, impietrito.
Il Fagiano e Ronny si scambiano un'occhiata indecifrabile.
<<Faina, non è un bello scherzo>>
<<Sì, vaffanculo>>
<<E' vero, coglioni!>> sbraito io. <<Sono in corridoio!>>
<<Fuori da qua>> sibila il Fagiano, alzandosi in piedi di scatto. <<Fuori da qua, subito>>
Usciamo dalla cucina e il Fagiano chiude la porta. Per un istante rimaniamo a guardarci, preoccupati, senza sapere cosa fare.
<<State calmi. Non fate cazzate>> dice Ronny.
Bussano alla porta d'ingresso.

Fagiano va ad aprire, camminando piano come se fosse sott'acqua. Noi tre ci spostiamo in salotto senza dire una parola. Sono terrorizzato.
Nonno Egidio alza la testa dalla rivista e ci osserva con sufficienza mentre ci sediamo sul divano vicino a lui.
<<Allora? Quanto ci vuole ancora?>> gracchia lo stronzo.
<<C'è la polizia qui fuori>> sussurra Orso.
<<Cazzo>> mormora il vecchio.

Il Fagiano apre la porta. Entrano le tre ragazze, senza spiccicare parola, e si infilano nell'appartamento. I due poliziotti rimangono fuori, riesco a intravederli, di là dalla porta.

Poliziotto 1 (impassibile) : <<Buongiorno. Lei è Fabio Fagiani?>>
Fagiano (fingendosi sorpreso) : <<Sì, sono io. Cosa succede?>>
Poliziotto 1: <<Conosce le signorine qui presenti?>>
Fagiano (sospettoso) : <<Sì, le ho conosciute.. ieri sera>>
Poliziotto 1 : <<Lei abita qui da solo?>>
Fagiano : <<Sì>>
Poliziotto 1 : <<Niente genitori?>>
Fagiano : <<No. Abito qui da un anno>>
Poliziotto 1 : <<Capisco. Le signorine sono venute a farle visita?>>
Fagiano (confuso) : <<Hanno dormito qui stanotte.. Perché?>>
Poliziotto 1 : <<Sono in stato confusionale. Hanno tenuto un comportamento poco conveniente e causato imbarazzo, poco fa, nel supermercato in fondo alla strada di proprietà di..>>
Fagiano (allarmato) : <<Lo conosco>>
Poliziotto 1 : <<Cercavano di comprare un quantitativo di alcolici, direi, uhm, esagerato>>
Poliziotto 2 : <<Anche troppo esagerato>>
Ronny (sussurrandomi nell'orecchio) : <<Le solite tossiche che si porta a casa il Fagiano>>
Poliziotto 1 : <<Il gestore ci ha chiamati pregandoci di allontanarle>>
Fagiano: <<Io, uhm, ecco..>>
Poliziotto 1 : <<Sì?>>
Fagiano (deglutisce) : <<Volevo dare una festicciola. Ci sono anche degli altri miei amici, uhm, di là in salotto>>

Orso ha una specie di convulsione isterica.

Poliziotto 1 (allungando la testa per sbirciare in salotto) : <<Siete tutti maggiorenni?>>
Fagiano : <<Sì>>
Poliziotto 2 : <<Figuriamoci>>
Fagiano: <<C'è anche mio nonno>>
Poliziotto 1 (stupito) : <<Suo nonno?>>
Fagiano : <<Sì>>
Poliziotto 1 (allungando la testa nuovamente) : <<Buongiorno! Tutto bene?>>
Nonno Egidio (agitando il bastone nell'aria) : <<Buongiorno! Tutto a posto. Volete un caffé? Fabio, vai in cucina e prepara un caffè ai signori>>
Ronny (bisbigliando) : <<Il vecchio non ha capito un cazzo>>

Poliziotto 1 e Poliziotto 2 confabulano tra di loro. Poi Poliziotto 1 torna a rivolgersi al Fagiano.

<<Scusate il disturbo. Ci dispiace per la festa ma le signorine non sono nelle condizioni di poter bere>>
Fagiano: <<Ma certo, capisco. Siamo tornati tardi ieri sera>>
Poliziotto 2 : <<E chissà cos'altro avete fatto, eh?>>
Nonno Egidio : <<Entrate, un caffè al volo, suvvia>>
Poliziotto 2 : <<E perché no?>>
Poliziotto 1 (lanciando un'occhiata severa al collega) : <<Dobbiamo lavorare. Adesso ce ne andiamo. Mi raccomando, ragazzi.. (lancia un'occhiata allusiva al Fagiano) ..Non voglio sentire di altri casini. Mi spiego? Rimanetevene a casa per oggi>>
Fagiano (con un filo di voce) : <<Ma certo>>
Nonno Egidio : <<Arrivederci!>>
Poliziotto 1 e 2 : <<Arrivederci>>
Ronny (gioiosamente) : <<Peccato per il caffè, di là c'è uno zucchero della madonna!>>

Gli tiro un pugno nelle costole così forte che si piega in due a rantolare. I poliziotti sono andati via. Fagiano chiude la porta, si gira con la faccia che pare un cadavere e guarda le tre ragazze in piedi dietro di lui che se ne stanno allibite e silenziose come scolarette in attesa della punizione.
<<Rincoglionite del cazzo che non siete altro, cosa cazzo vi è venuto in mente di fare!? Adesso aspettiamo che quei due se ne vadano e dopo vi mando fuori di qui a calci in culo! Ma si può essere più stupidi! Diocristo!>>

Le ragazze non dicono nulla. Una scoppia a piangere. Orso si avvicina, prova a metterle una mano sulla spalla, si prende un ceffone.
<<Ma vaffanculo>> esclama indignato, e torna a sedersi.

Passano cinque nervosi minuti in cui lentamente si scioglie la tensione. Fagiano guarda l'orologio, poi apre la porta e fa segno di uscire.
<<Fuori dai coglioni. Prendete quel cazzo di treno o autobus o quel cazzo che volete e tornatevene a casa vostra>>
<<Fabio, scusa..>> tenta la mora, allungando timidamente una mano verso il Fagiano.
<<FUORI DAI COGLIONI!>>
Le tre tipe si dileguano a testa bassa.

Ronny si alza e torna in cucina.
<<Qualcuno mi aiuta a sistemare 'sto casino del cazzo?>> urla.
Alla fine riusciamo a recuperare buona parte della cocaina e per celebrare degnamente il nostro successo ne facciamo fuori metà. Poi passiamo il resto della giornata a giocare a Call of Duty, scoprendo con immenso stupore che nonno Egidio è un asso col joypad in mano.
Arrivano le nove di sera, decidiamo di tornarcene a casa.

<<Ciao Fagiano, ci vediamo!>>
<<Ciao Fagiano, ciao Egidio!>>
<<Orso, non disturbarti a tornare, testa di cazzo>>
<<Mi hai detto tu di aprire quella cazzo di finestra!>>
<<Vai a cagare Orso>>
<<Ciao ragazzi, andate piano. Ronny, allenati un po' con l'Xbox, che mi sembri scarsetto!>>
<<Vaffanculo nonno, la prossima volta che ti vedo sarà per portarti i fiori!>>
<<Poco ma sicuro, se continuo a pippare la merda che vendi>>

<<Adoro quel vecchio coglione>> mormora Ronny mentre ci allontaniamo.
Il viaggio di ritorno scorre veloce. Senza rendercene conto ci ritroviamo al bar, ancora mezzo pieno a quest'ora. Ci sediamo a un tavolo. La Manu si avvicina con l'aria di chi vede la luce in fondo al tunnel.

<<Cosa vi porto? Sbrigatevi, che poi vado a casa>>
<<Mi piace questo posto perché le cameriere sono sempre così entusiaste>> ribatte Ronny sfogliando il listino.
<<Una birra>>
<<Fai due>>
<<Allora tre>>
<<Mi piace lavorare qui perché i clienti hanno molta fantasia>> commenta la Manu, poi mi fa l'occhiolino e mi pizzica la gamba <<Ci sentiamo quando torni a casa, okay?>>
<<Certo>>
<<Pensa a lavorare invece di fare la troietta con i clienti>> le dice Ronny.
<<Sì, tesoro, pippa un altro po' mi raccomando>>
<<L'ho finita>> ribatte candidamente Ronny con un sorriso felice. La Manu si allontana.
<<Che spina nel culo. Guarda, io te lo dico, mi comporto bene con lei solo perché te la trombi>>
<<Figuriamoci se ti comporti male>> commenta Orso.

Rimaniamo in attesa delle nostre birre, parlando poco o niente, immersi nel brusio del bar. Osserviamo senza veramente vederli i pochi clienti che a poco a poco se ne tornano alle loro case. La tele piazzata in un angolo del soffitto trasmette una partita di calcio che nessuno guarda. Di là della vetrata scorrono le auto di passaggio, dirette verso chissà dove.
La domenica sta finendo. Anzi, si può dire che è già finita. Domani è di nuovo lunedì.
Tra poco ce ne andiamo tutti a letto, a dormire.
Forse sognare.



lunedì 17 novembre 2014

10. La mia super Eroina preferita




***

Arrivo davanti al tavolo dove siede Angela e ignoro volutamente tutti quanti fissandomi su di lei. I due ragazzi mi occhieggiano, sorpresi e allarmati. La Ventura cerca di nascondere un sorriso maligno tuffando il naso nel bicchiere di Mojito.

<<Ciao Angela>> dico col tono più calmo che riesco a tirare fuori. Ne esce qualcosa di francamente patetico.
<<Ciao>> risponde lei. Alle mie orecchie e a quelle dei presenti suona esattamente come se avesse detto vaffanculo. Uno dei ragazzi si agita un po' sulla sedia.
<<Stai calmo, cavaliere senza macchia>> gli dico prima che si faccia strane idee. Lui sta per ribattere qualcosa ma viene interrotto da Angela.
<<Ti dispiace andartene? Non abbiamo niente da dirci>>

Muoio un po'.

Boccheggio come un pesce cercando di trovare le parole (una tastiera aiuterebbe, e anche non aver visto le sue amiche nude nelle ultime ore) e per disperazione cerco l'aiuto della Ventura lanciandole un'occhiata smarrita. Lei si limita a fissare attraverso di me come se fossi una finestra panoramica.

<<Beh, ma io.. Non è che verresti un attimo.. Ti volevo parlare un secondo..>> balbetto con un sorriso da cadavere.
Sto sudando e le facce dei due stronzi seduti sono una maschera di pietà e imbarazzo. Mi stanno inviando messaggi telepatici e sono tutti sul cosa significa essere uomini e tenersi ben strette le proprie palle.
Io le sto praticamente infilando nel bicchiere di Angela a mo' di cubetti di ghiaccio, così che possa gustarsele meglio assieme al Gin Lemon.

<<No. Ciao.>> taglia corto lei.

Gira la testa e guarda la spiaggia illuminata dalla luna, con le labbra imbronciate e il nasino arricciato.

Io sento qualcosa di freddo e viscido che prende il posto del mio cuore. La realtà mi investe come un autobus, di colpo riesco a vedere tutto e non solo quella splendida testolina bionda e in un attimo torno a sentire la sabbia sotto ai piedi.
La realtà è solida e pesante come l'afa in agosto.
Mi spunta un sorriso gelido. E' come sentire un serpente che mi striscia sulla faccia. Provo ribrezzo per tutto ciò che mi circonda.

<<Volevo solo chiederti il numero delle tue amiche, mi ci sono divertito. Allora ciao.>>

La Ventura ha un sussulto e soffia nella cannuccia facendo esplodere un'orgia di bolle che le bagnano quel faccino da rompicoglioni. I due ragazzi fiutano il tranello e tengono la bocca cucita, dimostrando un buonsenso fuori dal comune.
E Angela?
Angela non muove un muscolo. Non si gira. Continua a fissare la spiaggia.
E a me va bene così.

Mi volto e mi allontano camminando teso come il robot di Star Wars nei vecchi film. Se qualcuno mi sfiora adesso potrei battere il record di salto carpiato da fermo. Tengo lo sguardo fisso a terra, non so dove sto andando e non ha la minima importanza fino a che posso guardare i miei piedi che si danno il cambio.

<<Ehi, Faina>> dice una voce.
E' Ronny, sbucato dal nulla assieme a un tizio alto con gli occhi nervosi e una distesa di piercing sulla faccia da far invidia a un negozio di ferramenta. <<Allora, te la sei fatta la tua bella figura di merda?>>
<<Ronny diocan lascia stare>>
<<Sì va beh, era la madre dei tuoi figli, che peccato. Comunque questo è Albi. Andiamo a drogarci>>
Albi si limita a fare un cenno con la testa nella mia direzione. Ennesimo caso di gioventù bruciata raccattato chissà dove da quella calamita per emarginati che è il mio amico Ronny.
<<Guarda, non mi va. E' tutto il giorno che non capisco un cazzo, direi che ora basta>>
<<E allora mi aspetti mentre faccio io>>

Ci incamminiamo lungo la spiaggia, trascinando i piedi e percorrendo filari di ombrelloni. Albi è qualche passo avanti a noi e non spiccica parola.

<<Dove cazzo andiamo a farci una canna? Dobbiamo salpare su una nave?>> sbotto a un certo punto.
<<Niente canna. Eroina, e non dire un cazzo che ormai ho deciso che ho voglia di provare>>
Resto impalato. Ronny continua ad avanzare, poi si gira a guardarmi e sbuffa. <<Dai non fare l'ebete che trainspotting l'abbiamo visto tutti e alla fine sopravvivono>>
<<Ronny sei deficiente? Lo sai che quella roba-
<<Quella roba cosa? Lo sai quanti la usano senza problemi per tutta la vita come qualsiasi altra droga? Keith Richards ha settantadue anni dioca-
<<Ah ecco mi mancava un buon argomento! KeithRichardsPorcodi-
<<E poi la fumo mica mi buco coglio-
<<Ronny che cazzo stai dice-

<<Ehi!>>
Ci giriamo. Albi è più avanti, seduto su uno sdraio e fa segno di muoverci.
Io guardo Ronny, lui guarda me e finalmente smetto di pensare ai miei problemi amorosi con la sconosciuta di turno e mi rendo conto che il mio amico sta male. Ha una strana piega agli angoli della bocca e gli occhi sono pozzi vuoti.

<<Ronny, se è per Camilla.. Cioé, lo sai com'è.. Lascia stare, no?>> borbotto imbarazzato. <<Lo sai che Rudy non è..>>
<<VAFFANCULO!>> urla, e nel silenzio della spiaggia deserta la sua voce è come un colpo di fucile.

E va bene. Ricevuto.
Andiamo da Albi, che sta preparando gli strumenti del mestiere.

<<Io la fumo e basta, niente buchi>> gli dice Ronny. Però non sembra più così convinto.
<<I soldi me li hai dati, ci fai quello che vuoi. Intanto faccio io>> risponde Albi con una calma che mi dà i brividi.

Lo osserviamo con distaccata curiosità mentre esegue il suo numero di magia. E' rapido e quasi disinteressato, come se si stesse abbottonando la camicia. Quando preme lo stantuffo e vedo il liquido scomparirgli nel braccio mi sento quasi sollevato.

Io e Ronny restiamo in silenzio, trattenendo il respiro. Abbiamo visto troppi film. Ma Albi non esplode come una bomba spargendo pezzi di carne e secchiate di sangue infetto tutt'attorno. SI sfila la siringa, se la getta con noncuranza dietro le spalle e sorride.
<<Bene>> biascica felice. <Prendi questa>> e tira fuori dalla tasca l'ennesima bustina di droga della giornata.

Poi le ginocchia gli crollano, e cade come un soldato ferito. Si rotola sulla sabbia sotto lo sguardo terrorizzato dei suoi clienti più recenti. Che spacciatore da quattro soldi. Mentre mugugna parole sconnesse io e Ronny sappiamo benissimo quello che c'è da fare.

<<Cerca la roba>>

Mi chino su Albi e gli frugo le tasche fino all'ultimo millimetro. Lucky Strike, accendino, volantino di discoteca, fazzoletto, due bustine con della polvere dentro, tre pezzi da cinquanta euro.
<<Fatto>>
<<Controlla i calzini>> dice Ronny mentre solleva la testa a Mr.Overdose, che sta beatamente fissando il nulla.

E' uno spettacolo terrificante. Non ne vado fiero ma ho un catalogo molto ampio nella mia testa riguardo ai vari effetti delle droghe sul corpo umano e a mio avviso non esiste niente di più spaventoso e affascinante da vedere di un ubriaco in zona coma etilico che tenta di restare sveglio e funzionale, ma questo poveraccio è un fottuto groviglio di membra rilassate che mi fa una paura del cazzo. Potrei annodarlo come il laccio di una scarpa e non se ne accorgerebbe.

Gli ficco le dita nei calzini sudaticci e ravano un po'.
<<Niente>>
<<Controlla le mutande>>
<<Col cazzo>> ringhio.
<<E va bene, speriamo che 'sto stronzo non sia così furbo. Dammi una mano a tirarlo su>>
<<Aspetta>> rispondo, e scavo una buca nella sabbia a velocità della luce come un cane iperattivo.
Ci ficco dentro bustine, soldi, siringa e cucchiaio. Le Lucky me le infilo in tasca, che ho quasi finito le sigarette.

<<E i soldi?>> chiede Ronny.
<<IO NON LI VOGLIO STI CAZZO DI SOLDI, LI VUOI TU?>>
<<Cinquanta euro gli ho dato!>>
<<Tieni qua, ecco, aspetta aspetta aspetta cazzo, togli quel laccio di merda dal braccio>>
Il laccio finisce nella buca. La ricopro meglio che posso e ci sistemo sopra una sdraio.
<<Cazzo andiamo cazzo>>

Cadiamo per terra un paio di volte nel tentativo di sollevarlo. Quando ormai stiamo per farci prendere dal panico ci rendiamo conto che siamo su una fottuta distesa di sabbia e iniziamo a trascinarlo per le gambe.
Albi è appena diventato il pennello umano più grande mondo e noi stiamo dipingendo una lunga scia sulla pallida sabbia notturna di Rivamare.



martedì 14 ottobre 2014

Una serata assieme a Satana, alla ricerca della felicità




Ero in cucina a bere thé alla pesca direttamente dalla bottiglia quando ecco che entra Satana. Si avvicina, mi toglie la bottiglia dalle mani e la butta per terra. Poi mi guarda e chiede "Un po' di coca?"
Cosa dovevo dirgli? La coca di Satana non è roba che provi tutti i giorni.


  Poi ce ne siamo usciti, belli sorridenti e elettrizzati, e siamo andati a bere. Ci siamo seduti al bar e non abbiamo staccato il culo dalla sedia fino a che non abbiamo finito i soldi. Ogni rutto era un concentrato di alcool e monossido di carbonio. Quando sono finite le sigarette abbiamo deciso che era ora di alzarsi.
  Ci siamo messi a chiedere da fumare a chiunque. Poi, non mi ricordo come (nemmeno Satana se lo ricorda, ma quello non si ricorda mai un cazzo) ci siamo trovati a discutere di serie tv americane con questo gruppo di ragazzi e ragazze in evidente stato confusionale.
Ci hanno invitati a una festa a casa di un loro amico.
  Io ho guardato l'ora: le 2 di notte. Poi ho alzato la testa e ho guardato Satana, con l'aria di chi ha deciso che è tempo di finirla. Lui mi stava già fissando con quel sorriso che mi fa sempre incazzare. Sembrava che sapesse cosa stavo per dire e non vedeva l'ora di prendermi per il culo. O forse si sarebbe limitato a scuotere la testa e alzare gli occhi al cielo. In ogni caso, ho deciso di stupire lui e me stesso.
  "Andiamo a questa festa, perché no" ho detto.
Satana mi ha dato una pacca sulla schiena e non ha detto niente, ma si vedeva che era sollevato.
  Nella macchina di non so chi mi ritrovo a dividermi una canna con Satana e un tizio col cappellino della Obey che non fa altro che cambiare canzone alla radio e rimestare i CD nel cruscotto. Alla guida c'è una ragazza riccia che ride e non stacca un secondo gli occhi dalla strada. La canna è proprio quello che non ci voleva a quest'ora, mi toglie le energie come un'anestesia.



  Quando arriviamo alla festa e scendo dall'auto ho già voglia di tornare a casa. Satana vede che sto un po' così e mi ricorda che c'è rimasta un po' di coca. E poi non potrei tornare neanche volendo: la tipa che guidava è già sparita in mezzo alla folla.
  Io e Satana ci facciamo una striscia. Poi, rinvigoriti come Alex e i suoi drughi dopo un sorso di lattepiù, passiamo dieci minuti a ridere del tizio col cappellino da baseball. Cristo, ma questa è davvero la nuova generazione? Poi però conveniamo che anche io e Satana eravamo degli idioti qualche anno fa.
  Scivoliamo come ombre ninja in mezzo alla gente schiamazzante armata di birre in lattina che popola questo umido lembo di terra sul quale qualcuno ha sistemato in ordine sparso una console e diversi tavolini coperti di alcolici. Alcolici perlopiù finiti, e già ci innervosiamo.
  Gironzoliamo e riusciamo a raccattare due birre. Miracolo. Le teniamo ben strette, come fossero torce e noi fossimo esploratori in una caverna buia. Poi, toh che coincidenza, troviamo Gianni e Pinotto: sono in avanzato stato alcolico e da quel che raccontano sembra quasi che siano loro i responsabili principali della grave penuria di alcolici a cui è giunta la festa.
  Alla fine Gianni tira fuori una canna. Pinotto reagisce con un sorriso stanco e dolce che mi ha ricordato quello rassegnato di mia madre quando ha realizzato che no, non mi sarei mai più alzato alzato alle dieci di domenica mattina per andare a messa porcodio.
Satana al contrario si illumina come un albero di Natale, se solo gli alberi di Natale avessero voglia di farsi le canne.
  Dopo l'ennesima barzelletta razzista di Pinotto che ci fa tanto ridere ma per chissà quale motivo deve specificare che lui personalmente non è razzista come se la polizia anti-razzismo fosse in agguato dietro a un cespuglio pronta a farci il culo a tutti manco fossimo un gruppo di naziskin che preparano un linciaggio (ah, comunque: cosa fa un ebreo davanti a un posacenere? Guarda l'album di famiglia) ci separiamo e ognuno continua a vagare senza meta per la propria strada.



  Le ore seguenti sono un morbido sogno dorato: ricordo solo che ho vagato nell'umida frescura di quel giardino popolato di sagome sorridenti, avanzando nell'erba bagnata sulle note di cento e più canzoni da discoteca che parevano musica classica, aggrappandomi alle spalle di Satana (che, per inciso, era frizzante ed energico come Ercole al suo primo giorno delle dodici fatiche) e lasciando che la notte piena di promesse ci portasse dove voleva.
Ricordo il sapore della birra, la risata degli ubriachi, la fiamma di mille accendini e i mille colori di mille pacchetti di sigarette diversi che si aprivano. Ho avuto conversazioni lunghe e brevi, sempre più amichevoli e sempre più nervose e febbrili e ansiose man mano che l'alba si avvicinava, come se la luce de sole fosse l'acido che avrebbe dissolto la nostra momentanea amicizia da vampiri.
  Satana mi ha sorriso a un certo punto e ha indicato una ragazza stesa su una panchina, sfinita dopo l'ennesimo bicchiere. Un amore di ragazza, bella come la luna d'estate e ubriaca come un barbone alla stazione dei treni. Dormiva a bocca aperta, incurante di tutto e tutti, con le mani intrecciate sulla pancia e i capelli lunghi che scendevano come una cascata e toccavano gli steli d'erba zuppi di rugiada. Vicino a lei, tante lattine di birra vuote e un tizio che fumava una sigaretta guardando gli alberi sopra di lui. Le teneva una mano appoggiata sulla caviglia e la accarezzava piano, come fosse stata un cucciolo di cane. Erano amici, amanti, fratello e sorella, compagni di classe, sconosciuti, colleghi di lavoro, spacciatore e cliente, vittima e carnefice, cugini, fantasmi?



  Satana sorrideva guardandoli e ho sorriso anch'io. Poi ci siamo fatti l'ultima striscia di coca della serata. Gianni e Pinotto ci hanno dato uno strappo, lasciandoci davanti alla porta d'ingresso con mille saluti e promesse di nuove e mirabolanti feste che non si sarebbero mai realizzate.
  Sono entrato e sono andato in cucina a bere qualcosa. Il thé alla pesca era ancora per terra, ne era rimasto giusto un sorso. L'ho raccolto, mi sono girato verso quel vecchio diavolo di Satana e gli ho passato la bottiglia.


lunedì 28 luglio 2014

09. E dopo la rissa, ce ne uscimmo a riveder le stelle



***

<<Dai, lascia perdere>>
<<Io lo rovino>>
Ronny si fa strada tra la folla tirando spallate a chiunque. Io lo seguo senza troppo entusiasmo. Dovrei essere preoccupato, ma la cocaina me lo impedisce.

Rudy è con due tizi, stanno chiacchierando con una Becks in mano. All’improvviso lo vedo che si guarda in giro e riconosce la figura minacciosa che si sta dirigendo verso di lui. Ronny gli si piazza davanti a gambe larghe e sporge la testa come una tartaruga fuori dal guscio.
Io e i due tizi facciamo un rispettoso mezzo passo indietro e ci scambiamo occhiate impassibili.


<<Come sta Camilla?>> chiede Ronny. Non riesce a smettere di digrignare i denti.
<<Ronny vaffanculo, lo sai che non la sento più.>> Rudy indietreggia e distoglie lo sguardo
<<Cazzo se lo so. Non l’hai più chiamata>>
<<E che cazzo dovevo dirle? Lei è con te, io non voglio problemi>>
<<Lei era con me ma te la sei scopata lo stesso>>

Rudy non risponde. Stringe e allenta la presa sulla bottiglia di Becks, le dita che si agitano come le zampe di un ragno.
<<Potevi almeno fare una chiamata per sapere se era andato tutto bene. Lo sapevi quando ci sarebbe andata>>
Rudy insiste nel suo silenzio.
<<Lo sapevi, sì o no?>> ringhia Ronny e fa un passo in avanti.
<<Vaffanculo>> mormora Rudy. E alza la testa.

Quando sta per arrivare un temporale nell'aria c’è quell'atmosfera particolare per cui ogni lampo è un segnale e ogni fruscio di vento trasmette allarme.
Ecco, i momenti prima di una rissa ci assomigliano. Le parole sono come schiaffi invisibili e il tono usato è la forza che si mette nel tirarli.
Un movimento brusco, un’occhiata storta, sono tutti segnali della tempesta.

<<E perché non l’hai chiamata?>>
<<Perché non sono cazzi miei! Vaffanculo Ronny, che cazzo vuoi da me? La volevi, no? E ce l’hai! E’ tua, io non la voglio. Cosa vuoi da me, sul serio?>>
C’è un attimo di pausa.
<<Nessuno l’ha costretta a farlo>> sputa fuori Rudy.
Nell'arena cala il silenzio. Ronny sussulta come se l’avessero punto.

<<Lei ci teneva>> dice Ronny e non abbassa lo sguardo. In questo momento lo ammiro come mai mi ricapiterà di nuovo.
<<Rudy, dai, andiamo via>> fa uno dei tizi allungando il braccio verso di lui.
<<Fatti i cazzi tuoi>> dico io prima ancora di accorgermene. Non mi volto a guardarlo, non ce n’è bisogno: il tizio ritrae la mano ancore prima che arrivi a metà strada.
<<Ma vaffanculo. Andiamo via>> sbotta Rudy e fa per allontanarsi.
Adesso inizia.

Ronny scatta in avanti e gli poggia una mano sulla spalla, lo sposta di peso e con l’altra mano chiusa a pugno lo colpisce al naso. Intanto, io e gli altri due a guardarci la scena come a teatro.

Poi inizia il balletto. Ci scagliamo verso di loro, cerchiamo di separarli, ma sono due animali rabbiosi.
Rudy fa mulinare le braccia e colpisce al volto i due tizi, che si portano la mano al viso e bestemmiano. La scena sarebbe anche comica e  mi fermerei volentieri a farmi due risate se non stessi cercando di trattenere un Ronny che ha pippato troppe raglie e deciso a difendere l’onore di quella troia della sua ragazza.

<<Ronny sta fermo!>>
<<Ti ammazzo!>> urla lui e inarca la schiena come uno stronzo sulla sedia elettrica. Io vengo sbalzato in là.

I due novelli pugili si corrono incontro e quando cozzano tra di loro è un’orgia di botte e urla soffocate. Io guardo i due tizi e loro guardano me, è il momento di finirla.
La folla di tedeschi e ragazzini ubriachi attorno a noi ha creato un piccolo spazio vuoto circolare al centro del quale ci stiamo esibendo per la gioia dei loro occhi.
Nessuno tenta di fermare questa piccola rissa tra amici ma d'altronde tutti affermeranno di averlo fatto quando gli verrà chiesto dai poliziotti.
Ed è proprio la polizia che mi preoccupa. Vedo già qualche padre di famiglia dal cipiglio severo che osserva la scena e impugna il cellulare, pronto a invitare alla festa gli amici in divisa.

Stavolta me ne sbatto di fargli male o di farne a me. Afferro Ronny per i fianchi e lo scaravento alla mia destra. Lui rotola per terra e la folla si agita un po’, facendogli spazio affinché riesca ad assaporare meglio l’asfalto sulla pelle.

Nel frattempo i due tizi si sono divisi i compiti e sono riusciti a impossessarsi delle braccia di Rudy, adesso lo tengono fermo mentre continua a sbraitare minacce.
Io vado verso Ronny che si sta rialzando. Lo guardo negli occhi, e con il tono di voce più autoritario possibile gli dico che adesso andremo via.

Di colpo si calma, annuisce e si volta dal'altra parte. Si fa largo tra la gente, senza voltarsi indietro, quasi correndo.
Lo seguo.
Camminiamo in silenzio. Ho le mani che tremano e mi viene da vomitare.
Imbocchiamo una laterale e la percorriamo fino in fondo. Sbuchiamo davanti alla spiaggia.

La luna è piena e si riflette sul mare. Il rumore delle onde è come una favola. Ci sono poche coppiette che vagano sulla sabbia, illuminate appena, tenendosi per mano, a debita distanza dal fracasso. Vorrei essere come loro, a passeggiare un po' con Angela  prima di stenderla su uno sdraio e toglierle i vestiti.

Senza una parola ci dirigiamo verso un chioschetto poco distante, dal quale arriva una musica spagnola e schiamazzi.

<<Beviamo qualcosa e poi torniamo a casa>> dico io, non sapendo cosa dire.
<<Va bene>> mi risponde.
<<Dovevi lasciar perdere. Con tutta quella gente attorno..>>
<<Lo so>> sospira lui. E’ un sospiro pieno di stanchezza. Poi sorride e mi guarda. <<Vorrei farmi un'altra riga>>

Arriviamo al chioschetto: piccolo, male illuminato, pieno di tavolini di plastica ai quali siedono ragazzi e ragazze intenti a chiacchierare. Le sigarette brillano, e riconosco la canzone: è una di quelle del Ciclone, e mi ritrovo a chiedermi che fine abbia fatto Natalia Estrada.

<<Che fine ha fatto Natalia Estrada?>> chiedo.
<<Guarda, c’è Angela e la sua amica>> mi fa cenno Ronny.

E’ vero, sono proprio loro. Sedute a un tavolino assieme a due ragazzi. Stanno tutti bevendo qualcosa con un ombrellino infilato nel bicchiere e ridono.

Sarà l’amore, sarà la droga, sarà che avevo progettato di passare la giornata sul divano a dormire e invece sono le dieci di sera e sono ancora molto lontano da casa, ma rimane il fatto che mi sto decisamente dirigendo verso di loro.

Voglio salutarla, almeno.