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mercoledì 21 agosto 2013

Fuggi, cervello, fuggi

“In Italia si sta di merda porcodio”, diceva una canzone di qualche anno fa. O forse era mio cugino. Rimane il fatto che ai giorni nostri in Italia si sta veramente male, con la crisi economica e il disagio sociale e tutte quelle ragazzine diciottenni in tacchi e leggins di pelle che te la danno se gli offri un gin tonic.
Che paese di merda. Dove sono finiti i sani valori morali di una volta? Sicuramente non nelle vagine delle diciottenni italiane dei giorni nostri. Ho controllato.



Sembra che l’unica soluzione possibile per garantirsi un futuro meno grigio sia fare i bagagli e andarsene all’estero. Ormai lo fanno in molti, controllate la vostra pagina Facebook se non ci credete. Londra, Germania, Australia: la gioventù italiana cresciuta a pasta e Playstation ha capito grazie a Grillo che qua da noi non c’è speranza, il lavoro scarseggia e i concerti indie pure.
E’ tempo di salutare mamma e papà, farsi “prestare” tremila euro e cercare fortuna altrove.

Perché, a conti fatti, qui in Italia non ci si può più stare.
I nostri diplomi di Ragioneria e le nostre lauree in Lettere non ci garantiscono nulla. Solo all’estero sanno come valorizzare le ore che abbiamo passato a studiare gli integrali al liceo, offrendoci la possibilità di ripassarle mentalmente mentre laviamo i piatti in un ristorante cinese a Soho.

Ecco quindi una breve lista di posti privilegiati dove trasferirsi per sfuggire alle brutture della nostra penisola in attesa che finiscano i tempi bui o che il papi ci tagli i viveri.


Londra

La meta prediletta dai ragazzi italiani. A Londra si trova tutto quello che l’Italia non ci offre più da tempo e di cui noi giovani abbiamo un disperato bisogno: concerti di gente che non canta esclusivamente ballate melodiche sull’amore, sesso facile con ragazze che fortunatamente non parlano la nostra lingua, droghe buone a prezzi ragionevoli, i cari vecchi Burger King che qui da noi ormai scarseggiano.

Germania

In Germania si sta meglio, non li ascolti i telegiornali? I tedeschi sono avanti.

Australia

I nostri nonni erano andati in Australia a far fortuna e ci sono riusciti. Perché non dovremmo farcela anche noi? Non ci verrà mai negato lavoro come raccogli-patate con un visto di sei mesi e inoltre lì la flora e la fauna sono pazzesche, canguri dappertutto e koala e la grande pietra rossa nel deserto sono garanzie di un futuro radioso.

America

Beh, si sa che il sogno americano è sempre una forte attrattiva per chiunque. Basta un po’ di impegno, un pizzico di coraggio e un talento nascosto che vuole sbocciare e ognuno di noi può ottenere successo e trovare il suo posticino nella grande America.
Il delinquentello di Step Up ci è riuscito, no? E se lui prima rubava macchine per strada e poi diveniva un ballerino professionista nella più grande scuola di danza del globo, perché io che vendo l’erba ai miei amici rincoglioniti non potrei un giorno diventare il vice-responsabile del personale del MacDonald di Springfield, Illinois?

Paesi del Nord Europa

In Finlandia si sta da dio, la gente guadagna proprio tanto, il reddito pro capite è una cosa spaventosa che se poi guardi quello italiano ti metti le mani nei capelli e inizi a singhiozzare. Fa anche un gran freddo del cazzo tutto l’anno, ma sono dettagli, lo scopo della mia vita è sempre stato quello di prendere un sacco di soldi al mese e girare in sciarpa e giubbotto per il resto della mia vita.


giovedì 3 novembre 2011

Londra

Vorrei un Mac-Quello-Che-Vuoi

Gli stereotipi sul fatto che a Londra si mangia di merda sono veri: persino il classico Fish‘n’Chips fa prevalentemente cagare un po’ ovunque, un miscuglio abnorme di “patatine” grandi cinque volti quelle a cui siamo abituati e pesce fritto talmente grasso che probabilmente quand’era vivo si nutriva di wurstel.

Pizza? Se per pizza intendete “pezzo di pane molto spesso con sopra una salsa rossa vagamente rassomigliante al pomodoro” allora benvenuti, siete nel posto giusto.

E’ curiosa inoltre l’abitudine che hanno di aggiungere a qualunque piatto degli abbondanti contorni di verdura immangiabile di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno.
Mi ha colpito particolarmente una generosa porzione di palline verdi fosforescenti tutte raggrumate assieme e tenute ben fissate tra di loro da una pappetta anch’essa verde e fosforescente. Sostengo ancora che si trattasse di piselli, così, a occhio, ma un mio amico è portato a credere che fossero un elemento decorativo. Non saprei dirvi che sapore avessero.

Volete mangiare a Londra? Affidatevi ai kebabbari, ai panini contenenti tonno e altri pezzi di carne misteriosa, e agli onnipresenti MacDonald. Il vostro fegato vi ringrazierà regalandovi splendidi stronzi non filtrati dal colore ipnotico e dall’odore intenso e penetrante, ma almeno eviterete di passare la vacanza entrando e uscendo inappagati dalle finte pizzerie italiane che infestano la City.

Non capisco ‘ste pounds

Vi ritroverete sommersi da monetine dal dubbio valore che non riuscirete mai ad utilizzare in modo corretto. Pagate tutto con sonanti pezzi di carta e fottetevene altamente dei pence e di quello stronzo che li ha creati.

Mi faccio un goccetto

A Londra si beve buona birra a prezzi non esagerati.
Non cercate di ubriacarvi con cocktail del cazzo se non volete venire spennati e ritrovarvi più sobri di una suora: da quelle parti l’ago della bilancia è fermamente puntato sulla red bull più che sulla vodka, se capite cosa intendo.

E non vorrete certo spendere fior fior di quattrini per bere dei cazzo di analcolici travestiti da bombe etiliche. Puntate tutto sulla birra e vincerete facile.

Do you speak eh?

Avete presente la vostra professoressa d’inglese delle superiori che vi rompeva i coglioni con quelle interminabili lezioni su William Blake?
Bene, ora avete un motivo in più per desiderare di recarvi a casa sua e incendiarle l’appartamento al grido di “Non mi hai insegnato un cazzo di utile, puttana”.

Dimenticate tutto quello che avete imparato a scuola su come si parla inglese, dimenticate le coniugazioni dei verbi, dimenticate tutte quelle stronzissime regolette sulla consecutio temporum: a Londra basta conoscere i pochi vocaboli di cui avete bisogno e inserirli tutti insieme alla cazzo di cane in lunghe e balbettanti frasi prive di qualsiasi “pronuncia inglese”, il tutto accompagnato da convulsi gesti delle mani che serviranno a rendere meglio l’idea di ciò di cui state parlando.

E, quando il vostro interlocutore vi guarderà perplesso mentre starete disperatamente cercando di spiegargli che siete alla ricerca di un adattatore per il phon, ricordatevi con tenerezza le noiose e inutili ore di studio delle poesie di John Keats necessarie per meritarvi la sufficienza in quella fasulla materia scolastica che qui da noi definiscono “Inglese”.

Oggi andiamo a vedere questo

Fatevi un giro veloce a Buckingham Palace giusto per farvi qualche foto coi leoni giganti e poter dire di esserci stati e poi fiondatevi a fumare una canna a Green Park comodamente accasciati su qualche sedia a sdraio.
E’ gratis, tranquilli. La sedia, non la canna.

Per il resto, il Big Ben annoia dopo due minuti, Notting Hill è il sogno erotico di ogni vecchietta con la passione per i colori pastello, Piccadilly Circus è utile solo per farsi i trip e passare le ore a guardare le lucine colorate e le vetrine luccicanti dove espongono ogni tipo di cosa che non ti servirà mai ma che devi comprare assolutamente.

(N.B.: A Piccadilly Circus, di sera, verrete attaccati da frotte di bizzarri figuri che vi ripeteranno insistentemente “Disco, disco?”, seguendovi per diversi metri e porgendovi bigliettini. Sono innocui, l’equivalente inglese dei pr italiani che si mettono fuori dal liceo a consegnare volantini per l’ultima festa del cazzo nello scantinato con le luci strobo che dalle vostre parti chiamano discoteca. Rifiutate con garbo e fermezza, anche perché le discoteche dove vogliono portarvi sono dei covi di ragazzini stranieri minorenni ubriachi e cameriere che vi chiedono senza battere ciglio dieci sterline per una Coca Cola, il tutto mentre in sottofonda c’è l’ultima canzone di David Guetta.)

Lanciatevi su Camden Town appena potete e non tornerete più indietro, garantito. Fanculo London Bridge.


E’ il momento di alterare i miei sensi

A Londra potete trovare di tutto da chiunque, basta solo non comportarsi come dei polli. Verrete assaliti da personaggi ambigui un po’ dovunque, che insisteranno per vendervi tutto ciò che desiderate. Altrimenti, cercate il primo ragazzo italiano con i dreadlocks e l’aria di non lavarsi da una settimana, chiedetegli se vi può trovare qualcosa, e seguitelo docilmente fino all’appartamento occupato abusivamente dove convive con altri cinque italiani del sud che erano andati a Londra per una “breve vacanza” e sono fermi lì da due anni a spacciare e cazzeggiare.

Consiglio: non esagerate, soprattutto se trovate dell’Orange, a meno che non vogliate passare la vacanza stesi sul letto dell’hotel a mangiare biscotti e ridere della mancanza di bidet nei bagni.

Prendiamo la linea verde, scendiamo qua, prendiamo questa e questa poi cambiamo e scendiamo qua

Avete presente gli stereotipi sulla metro di Londra? Che è complicata, che è sporca, che c’è gente strana di ogni tipo, che puoi facilmente ritrovarti seduto a fianco di un negro di due metri in completo Armani grigio e di un punk con la cresta rosa reduce da una notte di birra e ketamina? Ecco, è tutto vero.

Si balla

Il Cable non è malaccio, ma il Fabric rimane il migliore, nonostante l’onnipresente coda all’ingresso. Una volta dentro vedrete solo ed esclusivamente vapore, cartacce, bicchieri e gente strafatta che vomita, balla o limona al massimo delle proprie capacità. Non fatevi prendere dal panico, difficilmente scatterà una rissa: sono tutti troppo scoppiati per rompersi le palle a vicenda.

Nota di riguardo per la musica: Pendulum è un fottuto pazzo.

Kiss me bitch

Le turiste, di qualsiasi nazionalità siano, le riconoscerete subito: sono quelle vestite meno da zoccole, al contrario delle ragazze inglesi, che a quanto pare non conoscono il significato della parola “freddo” e “volgare” e ostentano con incantevole nonchalance delle minigonne pro-stupro e chili di trucco pesante che le fa sembrare belle, dannate e sieropositive. Il tutto mentre soffia un vento tagliente e casca dal cielo una sottilissima pioggia ghiacciata e voi vi stringete nel caldo abbraccio del vostro giubbotto chiedendovi come fanno quelle puttanelle a girare mezze nude senza nemmeno un capezzolo duro in vista.

Le turiste spagnole le riconoscerete perché, stranamente, sono quelle meno appariscenti e meno mignotte.
Le italiane sono visibili a chilometri di distanza, principalmente grazie al loro potente tono di voce; le francesi invece si fanno notare per i loro fruscianti vestitini da nonne-porno e la loro malsana abitudine di girare per le strade di Londra a piedi nudi.

Pub & bar & beer

I classici pub inglesi dalla calda luce soffusa e zeppi di ubriaconi che urlano e brindano con enormi boccali di birra? Ce ne sono a pacchi, uno migliore dell’altro. Cari vecchi stereotipi, sempre affidabili. Alla salute.

Non mancano neppure i localini con i ritagli di giornale che parlano dei Sex Pistols appesi alla parete e i gruppi indie di sconosciuti aspiranti rockstar che si esibiscono su palchi di due metri per tre in mezzo al fumo delle sigarette. Il tutto, come sempre, condito da litri di birra. Cari, cari, cari vecchi stereotipi.