C’è molto meno di quanto vorrei dire nelle parole che scrivo. Le parole che scrivo sono goffe e pesano sulla pagina e rileggerle è sempre un colpo al cuore vedendo quanto siano inadatte al loro scopo.
E mi chiedo se quelli che leggono queste frasi hanno la minima idea di cosa sto parlando, mi chiedo se sentirsi incapaci di comunicare sia qualcosa che affligge solo me, e poi mi viene in mente che ci sediamo davanti a una scrivania e accendiamo il computer e indossiamo le cuffie e facciamo partire una canzone e navighiamo nel web, saltando da una pagina all’altra; inoltrandoci in una foresta, girovagando senza meta, gente sperduta che riempie i secondi e i minuti e le ore della propria vita davanti a uno schermo pieno di luce colorata e parole idiote digitate da sconosciuti.
E’ così diverso dal riempire la propria vita guardando partite di pallone?
Costruendo modellini? Correndo in moto, fotografando finestre aperte e sedie vuote col filtro seppia, collezionando francobolli australiani, giocando a pallavolo?
Masturbandosi come dei pazzi bastardi? Stringendo il cazzo con la mano pompando con il braccio su e giù come il pistone di una Ferrari alla ricerca dell'ultimo esplosivo colpo con gli occhi spalancati e alla fine quei pochi secondi preziosi quel traguardo voluto e bramato come degli affamati alla ricerca del pane e poi ecco l'ultimo maestoso spruzzo l'ultimo ridicolo verso inarticolato che esce dalla bocca l'ultima contrazione nervosa del cazzo nella mano e poi basta, quel vuoto che torna, è sempre là, l'avevi staccato per qualche istante, lo avevi doppiato, ma alla fine ti ha raggiunto come ogni volta, non si stacca, e ora sei svuotato, non ha funzionato, era solo breve e amara e appagante illusione.
Quanto spazio vuoto da riempire e quanta fatica per riempirlo e smetterla di sentire quel silenzio che puzza di solitudine e ricorda l’inverno, il freddo, la morte, ricorda un’infinità di tristi similitudini banali e già scritte.
E’ un silenzio che ci sta sempre attaccato al culo e ci segue come un cagnolino, un silenzio che non leva mai il disturbo, ed è calmo, immobile, opprimente, ed è gigantesco, è una montagna di pietra e nebbia e freddo acciaio e altre figure poetiche già sentite, e non puoi chiudere la porta e lasciarlo fuori, non puoi allontanarti un attimo e prendere una boccata d’aria; lo devi tenere sempre con te, lo puoi solo riempire, assordare, puoi bombardarlo e picchiarlo e confonderlo, ma non puoi cancellarlo.
Luci, colori, parole idiote! Canzoni, programmi tv, corse in moto, chiacchiere, rumore, confusione, tutto ciò che serve a riempire il silenzio è benvenuto.
Perciò posso scrivere queste parole idiote e sapere che qualcuno leggerà e penserà quello che vorrà, e così facendo riempirà il suo tempo, e scrivendo lo riempio anch’io.

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