Ho accolto con estremo piacere la notizia della condanna di Berlusconi, soprattutto perché me l’ha data una marocchina diciottenne raccattata alla stazione mentre era intenta a succhiarmi lo scroto con la sua lingua ruvida e sbarazzina.
Personalmente credo che questa cazzata dei servizi sociali non sia altro che una sciocchezza costruita a tavolino per tenere a bada gli intellettualoidi di sinistra, così che possano scambiarsi pacche sulle spalle e proclamare a gran voce con malcelato senso di superiorità “Ecco cosa si merita chi non rispetta la legge!” prima di cominciare a rollare canne.
Ma mi rendo conto che questa mia teoria sembra una cosa da complottisti del M5S, personaggi così dediti a trovare sempre il lato negativo delle cose che se vedessero Berlusconi decapitato con una mossa ninja da un partigiano novantenne handicappato e senzatetto invece di esultare sarebbero capaci di sostenere che è tutta un’allucinazione causata dalle scie chimiche.
Perché i movimenti popolari di protesta devono sempre puntare su queste baracconate pseudoscientifiche per rinsaldare la loro posizione? Scie chimiche, Internet come democrazia, banner da inserire nel codice HTML del blog che dovrebbero salvare le balene finlandesi? Sul serio?
E’ troppo sognare un mondo in cui un gruppo di gente desiderosa di cambiamento riesce ad organizzarsi in modo pacifico e non violento e porsi degli obiettivi seri, delegando la rappresentanza a gente giudiziosa e responsabile delle proprie azioni, con l’intento di creare un paese migliore in cui vivere? Ma questo non è il momento né il luogo per parlare dei miei deliri da acido.
Voglio dire, io a gente come Grillo non affiderei il mio cane nemmeno per mezz’ora, per paura che lo metta in vendita sul suo blog trovandogli un posticino pubblicitario in mezzo alle offerte di DVD e magliette del M5S in cotone equosolidale prodotte senza uccidere balene finlandesi.
Ma torniamo a parlare di Berlusconi. E della sua lingua ruvida e sbarazzina.
Il dibattito mediatico che si è sviluppato in questi giorni ha spaccato in due il paese: da una parte ci sono coloro che ritengono una simile condanna troppo lieve e tardiva e che comunque la carriera politica dell’ex-premier avrebbe dovuto concludersi prima, dall’altra quelli che quando si fermano al distributore e aprono il portafogli non sono arrivati al punto di guardare in cagnesco il benzinaio come se la colpa fosse sua.
E intanto Dell’Utri ha fatto le valigie ed è fuggito all'estero, trovando rifugio in Libano. Mica stupido, ma io al suo posto avrei scelto una splendida località balneare piena di sole e belle fighe dove la giustizia italiana non avrebbe mai potuto arrivare. Tipo la Sicilia.

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