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it’s only talk
comments
clichés
commentary
controversy
chatter
chit-chat, chit-chat, chit-chat
conversation
contradiction
criticism
it’s only talk
cheap talk
La mia prima ragazza scriveva tutto.
In un cassetto del comodino vicino al letto teneva una quarantina di fogli sparsi in cui, nella sua irrinunciabile e tondeggiante calligrafia e con penne sempre diverse dai tratti neri e blu, aveva riportato tutti gli sms, le chat e le e-mail che le avevo scritto.
Avreste dovuto vedere com’erano fitti quei fogli: seguivano un disordine tipicamente femminile, le parole erano incasellate in quadrati immaginari e quando la pagina era piena riempiva gli spazi con frasi che si perdevano lungo i confini dell’A4.
Era maniacale, riportava anche gli errori di battitura, e sotto ogni messaggio c’era scritto il giorno e l’ora. Ma la cosa che mi sorprendeva di più è che iniziò a farlo subito: dal primo momento che mi conobbe.
Lei era due anni più grande di me, andavamo alla stessa scuola e la sua classe era accanto alla mia. Ogni volta che un professore mi buttava fuori – e succedeva spesso – buttavo l’occhio nell’aula per vederla china sui fogli in quegli occhi azzurri tondi e glaciali.
Sapevo tutto di lei, ma lei non mi conosceva.
Poi un giorno presi coraggio, andai da lei e le dissi:
“Io lo so chi sei.”
“Ti chiami così, fai questo, e quel giorno in classe hai alzato la mano e hai detto questo.”
Lei rimase basita, poi due anni più tardi mi confessò che quello stesso giorno andò da un’amica e le chiese:
“Come lo vedi un ragazzo più piccolo?”
A volte penso che vorrei riaverli tra le mani, quei fogli. C’era tutto, dalla prima all’ultima parola. Mancavano solo due messaggi non esattamente amichevoli, ma proprio il fatto che mancassero solo quelli faceva in modo che in qualche forma ci fossero lo stesso.
Quei fogli erano un imprescindibile diario della nostra vita insieme, dei dolori, dei parenti morti, dei tradimenti. Narravano tutto ciò che meritavo di essere ed erano il copione più fedele della mia persona: la crescita, la decrescita e tutti gli errori visti dagli occhi delle parole che le rivolgevo.
Quei fogli erano il mondo narrato dagli occhi di chi ti ama.
Oggi questo non è più possibile. Oggi non c’è più spazio né tempo per appuntarsi scrupolosamente tutte le parole che ti appaiono su uno schermo. Si scrive troppo, si chatta troppo e in troppi modi diversi.
Siamo diventati logorroici, obesi e interattivi, e mi viene la nausea a pensare a tutte le parole dolci perse tra Whatsapp, Viber, Skype, Adium e la chat di Ruzzle.
Oggi le frasi d’amore sono una bottiglia lasciata al mare.
Sono migliaia di bellissime parole regalate al vento.
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